Quando una mamma disse: «E quelle fiale tra i vestiti?»

14 Dicembre 2014

MONTESILVANO. «Cosa avete combinato? Io le ho viste le fiale. Ci siamo capiti, basta così, ne riparliamo a casa quando torni». Si arrabbia la mamma di un dopato quando scopre le fiale tra i vestiti...

MONTESILVANO. «Cosa avete combinato? Io le ho viste le fiale. Ci siamo capiti, basta così, ne riparliamo a casa quando torni». Si arrabbia la mamma di un dopato quando scopre le fiale tra i vestiti appesi nell’armadio: l’intercettazione che racconta il doping visto con gli occhi di una madre è agli atti di un’inchiesta su un giro di ricette false per mettere le mani su anabolizzanti e steroidi – all’origine 11 indagati, compreso Fabio Leone, due dei quali finiti anche ai domiciliari il 30 novembre 2011 – ancora in fase di dibattimento. Nell’indagine, anche in quel caso condotta dai Nas, emerge la disperazione dei genitori per i figli che usano medicinali per curare chi è malato di nanismo, insufficienza renale o diabete ma con la controindicazione, in persone sane, di sviluppare la massa muscolare.

La telefonata della madre allarmata per la salute del figlio – non si tratta di Leone ma di un chietino – spicca tra le intercettazioni degli indagati che parlano di anabolizzanti chiamandoli «ciaccia», «bresaola», «fettina bella grossa», «filetto» e «proteine»: «Io adesso sparo», così dice a un amico il figlio dopato, parlando di una «fialetta puzzolente» troppo vicina alla scadenza. «Sparo», per i carabinieri del Nas significa proprio che sta per iniettarsi steroidi. E il consumo di doping diventa una certezza, per gli investigatori e anche per la mamma del ragazzo, durante una perquisizione quando «in un borsello riposto nell’armadio della camera da letto» spuntano «numerosi appunti riguardanti cicli di preparazioni atletiche con assunzioni di prodotti dopanti quali Testovis, Testoenant». (p.l.)

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