Quanti matrimoni cancellati: ma l’infedeltà non c’entra nulla

Inaugurazione dell’anno giudiziario con il procuratore generale della Corte d’appello Mennini Incremento del 25 per cento degli annullamenti. Le cause? Poca maturità e “nostalgia” di libertà
PESCARA. Condizionamenti nella libertà e psichici ed esclusione della indissolubilità. Sono queste le principali cause dei matrimoni annullati dal tribunale ecclesiastico dell'Arcidiocesi di Pescara- Penne.
Istituito con decreto dell'arcivescovo Tommaso Valentinetti, nel giugno 2018, alla luce del Motu Proprio Mitis, la lettera apostolica con la quale papa Francesco ha riformato il processo canonico per le cause di nullità del matrimonio, il tribunale ecclesiastico della diocesi di Pescara-Penne è entrato in funzione nel settembre di quell'anno, diventando autonomo rispetto all'istituzione regionale abruzzese e molisana.
16 MESI DI ATTIVITÀ Nei primi sedici mesi di attività, da settembre 2018 a dicembre 2019, sono state 58 le cause introdotte. Di queste 28 sono passate in giudicato e le altre sono in fase istruttoria. I dati sono stati illustrati ieri pomeriggio, nell'auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d'Abruzzo, nell'ambito dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del tribunale diocesano.
La manifestazione ha visto la partecipazione del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello dell'Aquila, Pietro Mennini, che ha sviluppato una riflessione sugli aspetti civili e canonici nella nullità matrimoniale.
Non sono infedeltà o esclusione della prole, come si potrebbe pensare, le cause principali che portano una coppia ad annullare il matrimonio. Il motivo più frequente è il grave difetto di discrezione di giudizio, accertato in 16 casi.
MANCANZA DI MATURITÀ «Sono i casi nei quali vi sono stati condizionamenti esterni o psicologici che hanno influenzato la decisione matrimoniale, venendo meno, quindi, la consapevolezza della scelta», spiega don Maurizio Buzzelli, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico della diocesi.
«A fondamento di tale motivo di nullità sussistono la mancanza di maturità umana e psicologica, la carenza di libertà nella scelta, riconducibile a dinamiche interiori o a condizionamenti esterni e, in ultimo, la presenza di intenzioni non congruenti con aspetti essenziali della dottrina della Chiesa sul matrimonio».
In questi casi, il tribunale si avvale della collaborazione di 12 psicologi e 4 psichiatri che eseguono una perizia, attraverso visite cliniche e un'analisi documentale.
INDISSOLUBILITÀ? NO GRAZIE L'altra gran parte (in nove casi) riguarda l'esclusione dell’indissolubilità. «In questo caso», afferma «una o entrambe le parti, già prima di sposarsi, avevano espresso la volontà di ricorrere allo scioglimento, qualora il matrimonio avesse avuto esito infelice e manifestasse situazioni di disagio».
Seguono marginalmente l'infedeltà, per due volte, e l'esclusione della prole in un caso. «Di fronte al cambiamento della società, un tempo più sacrale e religiosa», sottolinea don Maurizio, «la Chiesa non poteva rimanere indifferente. Le persone oggi sono sopraffatte da condizionamenti psichici che hanno reso necessario introdurre nuove motivazioni nell'ambito dell'annullamento del matrimonio». Nel triennio 2015/2017, antecedente l’apertura del tribunale diocesano, le cause provenienti dalla Diocesi di Pescara - Penne e incardinate al Tribunale regionale abruzzese – molisano sono state in media 33. Con l'apertura della sede diocesana, si è registrato un incremento del 25 per cento. «A dimostrazione», aggiunge «che l'apertura del tribunale territoriale ha facilitato l'accesso e il ricorso a questi strumenti».
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