Quaranta locali della movida contro l’ordinanza sugli orari

30 Gennaio 2022

I titolari contestano il provvedimento di Masci che chiude le attività in centro alle 24 durante la settimana «Gli affari vanno a picco, se continua così i proprietari degli immobili dovranno ridimensionare gli affitti»

PESCARA. Gli orari della movida restano gli stessi per tutto il mese di febbraio, così come resta la medesima la strategia dei commercianti della zona di piazza Muzii che hanno deciso di impugnare tutti i provvedimenti del Comune. Uno dopo l’altro. Nei giorni scorsi l’avvocato Andrea Lucchi ha notificato un nuovo ricorso per conto di una quarantina di ristoranti e cocktail bar del distretto del food and beverage del cuore di Pescara. Il primo risale al 13 dicembre e aveva come oggetto l’ordinanza numero 146 del 29 ottobre che riguardava gli orari dal primo al 14 novembre. Come avevano annunciato, hanno deciso di appellarsi contro ogni atto. Questa volta a essere impugnato è il provvedimento numero 158 del 26 novembre con il quale veniva disciplinata la movida dal 28 novembre al 5 dicembre. Gli orari anche con quel documento erano gli stessi di quelli in vigore fino al 27 febbraio e cioè fino a mezzanotte dalla domenica al giovedì e l’una e mezzo venerdì e sabato, per i locali concentrati in piazza Muzii e vie limitrofe. Per il resto della città l’una e trenta. È proprio la differenziazione oraria a pesare sui commercianti, tanto da averli indotti a intraprendere il percorso legale. I vari ricorsi confluiranno poi in uno generale. Il Tar dovrà pronunciarsi sulla legittimità delle varie ordinanze sindacali che in molti casi hanno avuto una durata di 7 giorni. Ai ricorsi sono state abbinate anche delle richieste di risarcimento danni.
Per ogni singola ordinanza, gli esercenti hanno prodotto un raffronto tra gli incassi registrati nel periodo regolato con il provvedimento, e quelli della stessa settimana del 2019, pre Covid. All’importo si aggiunge una somma forfettaria di 5 mila euro per ciascuna attività inserita nella contestazione. «Sta andando malissimo», commenta Filippo De Bonis, tra i gestori che hanno presentato il ricorso. «La zona non si riconosce più e lo constatano anche gli avventori. A questo punto lanciamo un appello ai proprietari delle mura dei locali, che fino a ora hanno richiesto canoni di affitto legati a uno scenario completamente diverso. Vorremmo far capire che questa amministrazione sta creando danni che si ripercuoteranno a lungo andare anche sui proprietari degli immobili. Chi oggi prende un affitto, dovrà ridimensionarlo perché non ci sono più i presupposti per mandare avanti un’attività economica in quella zona».
La differenziazione rispetto a corso Manthoné non è mai andata giù ai gestori. «Sappiamo che la situazione non è buonissima in tutta la città», ammette De Bonis, «ma chiudere in centro durante la settimana a mezzanotte è limitante, mentre Pescara vecchia può andare avanti fino all'una e mezzo. Sono settimane che si arriva alle 24 con un incasso di appena 20-30 euro e a mezzanotte dobbiamo mandare via potenziali clienti. Vorremmo chiedere al sindaco Carlo Masci se passeggia mai per la città ed è consapevole di cosa ha generato».