Quattro anni fa l’autista Tua ucciso dal 47enne contromano

PESCARA. La tragedia scampata dell’altra sera, sull’asse attrezzato riporta alla memoria il frontale che, per un’auto contromano, provocò la morte di due persone. Era il dicembre del 2015 quando...
PESCARA. La tragedia scampata dell’altra sera, sull’asse attrezzato riporta alla memoria il frontale che, per un’auto contromano, provocò la morte di due persone. Era il dicembre del 2015 quando intorno alle 4 e mezza del mattino Moreno D’Amico, 47 anni, di Pianella, imboccò l’asse attrezzato contromano all’altezza dell’aeroporto per poi andarsi a schiantare contro l’auto di Roberto Gagliardone, 47enne di Alanno, autista della Tua che a quell’ora stava andando al lavoro. «Da allora qualcosa si è mosso e alcuni accorgimenti per migliorare la sicurezza sull’asse attrezzato sono stati adottati da parte dell’Anas che ne ha la competenza. Però, se episodi del genere continuano a ripetersi, forse bisogna intervenire in maniera più incisiva». La pensa così Paolo Gagliardone, fratello di Roberto, vittima del contromano di D’Amico, 4 anni fa. «Quello che è successo a mio fratello è storia», racconta Gagliardone, «non fu solo colpa della distrazione, ma anche della mancanza di lucidità di chi ha causato lo schianto. È normale che se si beve e poi non ci si mette alla guida può succedere qualsiasi cosa. Allora l’impatto fu fortissimo, in un punto in piena curva, per mio fratello non ci fu modo di poterlo evitare. Chi provocò l’incidente aveva guidato per tre chilometri nella direzione opposta senza accorgersene. Stavolta per fortuna l’autista è riuscito a evitare il frontale con l’auto della ragazza, che è stata fortunata». Secondo Paolo Gagliardone per migliorare la sicurezza sull’asse attrezzato servirebbero «l’installazione di sistemi di sicurezza, come telecamere per segnalare il pericolo e cartelli stradali più evidenti , che si illuminano agli ingressi, perché oggi», dice, «pensando che è già successo in passato, pensi sempre che possa accadere ancora». (y.g.)

