Quattro medici indagati per Veronica

9 Aprile 2019

Atto dovuto, da parte della Procura, che ha disposto per oggi l’autopsia sulla giovane mamma morta in ospedale

PESCARA. Quattro medici dell’ospedale indagati per la morte di Veronica Costantini: omicidio colposo e lesioni colpose, atto dovuto come avviso dello svolgimento dell’autopsia disposta dalla Procura quale accertamento tecnico irripetibile che sarà eseguito questa mattina, dal dottor Cristian D’Ovidio.
A distanza di due giorni dalla morte di Veronica Costantini, la mamma di 32 anni di Montesilvano deceduta sabato proprio in ospedale, dove era stata ricoverata il 3 aprile dopo le dimissioni dal pronto soccorso di due giorni prima, il pm Andrea Papalia ha iscritto sul registro degli indagati quattro dei medici che dal primo accesso al pronto soccorso, alla sua morte, decretata il 6 aprile (la morte cerebrale è stata diagnosticata il 5), hanno avuto modo di valutare le condizioni della donna. Quando la madre Monica Rapagnetta, infermiera specializzata in pensione con 40 anni di esperienza nel reparto di terapia intensiva neonatale, dopo le prime dimissioni dall’ospedale, il giorno successivo chiama di nuovo il 118 sospettando una sofferenza cerebrale della figlia. Che appariva in uno stato confusionale crescente, con lo sguardo assente e la mano che si comprimeva il lato destro della testa. I medici indagati sono la dottoressa Monica Fogliatta, che nella notte tra l’1 e il 2 aprile dimette Veronica dal pronto soccorso dopo che alla giovane viene somministrato paracetamolo, dopo una Tac cerebrale, i raggi al torace e i controlli ematologici; Giulio Calella, medico del reparto Infettivi dove la 32enne viene mandata per una consulenza dopo il suo secondo arrivo al pronto soccorso, il 3 aprile. E che, secondo quanto ricostruisce l’avvocato Anthony Aliano nell’esposto presentato in Procura su incarico della famiglia, era «particolarmente irritato perché a suo parere non si trattava di un paziente demandabile per competenza a quel reparto» e «lascia madre e figlia nella stanza», fino a quando il portantino carica nuovamente Veronica per portarla via dal reparto; un dirigente medico e il responsabile di Psichiatria, rispettivamente Annamaria Pace e Antonio D’Incecco: la prima che accoglie l’arrivo di Veronica in reparto commentando, come si legge nell’esposto della famiglia, «che quando non sanno dove mandare i pazienti, li conducono in questo reparto» e il secondo, D’Incecco che, sempre secondo la ricostruzione del legale della famiglia, di fronte alla crisi epilettica che ha Veronica la mattina del 4 aprile, consiglia di sedarla con il Tavor. Ma Veronica, come denuncia la famiglia, non si sveglierà più. Alle 16,30 dello stesso pomeriggio la madre, nella stanza della figlia, si accorge che Veronica non aveva urinato dal giorno prima pur essendo sottoposta a infusione continua, e che ha una temperatura alta.
Circostanze che fa presente al personale paramedico, sentendosi rispondere che l’avrebbero cateterizzata alle 19,30. La stessa mamma fa notare l’aspetto del viso della figlia che manifestava una evidente fuoriuscita delle orbite oculari, rigide al tatto. E che invece, come ricostruisce l’esposto, riceve «la richiesta esplicita di lasciare il reparto per via dell’orario di chiusura, alle 19,30». Ma alle 4 di quella notte la madre di Veronica insiste, chiama il reparto, riferisce dei sintomi di sofferenza cerebrale mostrati dalla figlia, chiede se l’avessero controllata. Ma niente. Alle 7 la madre si presenta in ospedale decisa a parlare con la dottoressa che aveva ricoverato il giorno prima la figlia. La incrocia alle 7,20 quando, come si legge nell’esposto, «la dottoressa Pace chiede alla signora Rapagnetta di seguirla con urgenza nel reparto di rianimazione poiché la propria figlia aveva avuto una crisi cardiaca alle 6». Ma è alle 6,30, scrive l’avvocato Aliano nell’esposto, che la giovane viene assistita dal medico rianimatore, intubata e monitorata nel reparto di Rianimazione e terapia intensiva. Quando viene dichiarata la morte cerebrale e avviata la procedura per l’eventuale donazione degli organi, dietro consenso del marito. Ma il cuore di Veronica non regge. Muore sabato. Lascia due bambine.