Quattro mosse per rilanciare l’Ue

29 Giugno 2017

Il piano del Centro studi Confindustria prevede l’elezione diretta del presidente

ROMA. L'Unione europea è di fronte a un «bivio: può andare avanti» o «retrocedere». Confindustria non ha dubbi e sceglie la prima strada. Anzi, fa di più e mette nero su bianco la ricetta per rilanciare l'integrazione. Un piano in quattro mosse, dall'elezione diretta del presidente della Commissione Ue a un Parlamento dell'eurozona, da un ministro delle Finanze a un bilancio comune. La chiave sta quindi nell'aprire definitivamente le porte alla democrazia per abbattere «l'accresciuta indifferenza». La Brexit insegna ma bisogna anche approfittare dei segnali opposti arrivati dalla vittoria di Emmanuel Macron in Francia. In Germania si voterà a settembre e il tempo scorrerà via veloce verso il 2019 e le nuove elezioni europee. Il Centro studi di Confindustria, illustrando nel dettaglio la ricetta per una nuova Ue, avverte che è questo il momento giusto per avanzare delle proposte di riforma. Gli industriali italiani cercano quindi di bruciare le tappe mettendo sul tavolo «alcune misure ambiziose ma realizzabili». Punto primo, i partiti politici dovrebbero indicare il loro candidato alla presidenza della Commissione. Il vincitore rivestirebbe anche la carica di capo del Consiglio europeo, in modo da attenuare, suggerisce il Csc, «l'immagine di un Europa a più teste». Sì inoltre a una Camera dell'Eurozona, chiamata a deliberare sulle materie economiche. Un Parlamento, questo, a cui risponderebbe il ministro delle Finanze dell'area, nelle cui mani sarebbe affidata la politica di bilancio europea.
Per Confindustria i numeri sono tutti a favore di un'unione rafforzata, visto l'Ue rappresenta una fetta di Pil che copre oltre un quinto della torta mondiale. Non solo, il progetto per l'integrazione può contare anche sull'esistenza di quella che il Csc definisce una «maggioranza silenziosa di cittadini filo-europei». Insomma, solo attraverso una legittimazione democratica l'Unione potrebbe recuperare la credibilità messa a dura prova dalle crisi degli ultimi dieci anni. Nel focus che il rapporto sugli «Scenari economici» del Csc dedica all'Europa, si parla esplicitamente della «inadeguatezza» del sistema di governance durante gli shock economici del 2008 e del 2010, con scelte «controproducenti», vedi l'austerità, o «non razionali: la regola del pareggio di bilancio» senza averne uno comune.
Da qui l'insoddisfazione per «quest'Europa» e per le decisioni che vengono prese a Bruxelles. Ma Confindustria invita a non fare confusione: «Più che il progetto europeo è messo in discussione il modo in cui è stato realizzato». E ciò non deve offuscare quello che l'Ue è ed è stata, «garantendo - rimarcano gli industriali - per oltre 70 anni pace» e dando vita alla «più grande area economica del pianeta dove merci e persone possono circolare liberamente».