Quei paesi-sentinella di un mondo da salvare

Accelerare la ricostruzione in comuni al limite della desertificazione vuol dire ridare speranza a un territorio che si sta spegnendo. Ma occorre fare in fretta
CAMPOTOSTO . L'Alta Valle dell'Aterno, a nord ovest dell'Aquila, è solitamente identificata con sei comuni: Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, Montereale, Capitignano e Campotosto. Ma in realtà i borghi “aquilani” finiscono per confondersi, quasi senza soluzione di continuità, con quelli che “ricadono” in una larga fetta della provincia di Rieti e in particolare del territorio del Comune di Amatrice. Se si vuole capire bene gli effetti che i terremoti del 2009 e del 2016-2017 hanno avuto sulla miriade di paesini che si nascondono nelle valli dove “regnano” il lago di Campotosto e il fiume Aterno - che nasce nei dintorni di Montereale - bisogna andare a cercare questi microcosmi con una popolazione che in qualche caso si conta sulle dita di due mani.
Santa Lucia è una frazione del comune di Montereale e ufficialmente ha 11 residenti. Oggi ne sono ancora meno e chi abita da queste parti può essere definito a ragione “sentinella” di un mondo che rischia di sparire per sempre. Il terremoto ha provato a “mangiarsi” le decine di pedine arroccate su una scacchiera con la quale ora non gioca quasi più nessuno se non qualche allevatore che non vuol mollare gli animali che ogni mattina vanno a cercarsi il pascolo in questo “paradiso” a quasi mille metri di altitudine.
Da Santa Lucia, in 5 minuti di macchina, ci si ritrova a Rocca Passa - e siamo già nel Comune di Amatrice e quindi nel Lazio - dove “resistono”, sempre secondo i dati ufficiali, 22 persone. Rocca Passa ha un curioso legame con L’Aquila: nel 1988 i resti mortali di Celestino V rubati nella basilica di Collemaggio vennero nascosti dai ladri nel piccolo cimitero di questa frazioncina di Amatrice. Un fatto di cronaca nera, ancora circondato da misteri e congetture, che qui hanno trasformato in “evento” storico tanto che sul muro esterno del camposanto c'è una lapide che recita: “A ricordo di Papa San Celestino V, Pietro da Morrone 1215-1294. Uomo umile le cui spoglie mortali trafugate dalla Basilica di Collemaggio dell’Aquila hanno riposato in questo luogo Sacro nei giorni 17, 18 e 19 aprile 1988. I cittadini di Roccapassa e Cornelle”.
In posti dove il tempo viene scandito dal sorgere e calare del sole quel “reato” è diventato un fatto straordinario da mandare a memoria futura. Solo quando si vedono e si toccano con mano questi minuscoli borghi si capisce perché la parola d'ordine del neo commissario per il terremoto del centro Italia, Giovanni Legnini, è “accelerare” versione aggiornata di quel “fare presto” che è simbolo di un altro tragico terremoto, quello dell'Irpinia. Tardare ancora, avvilupparsi in una burocrazia senz’anima, ignorare la realtà e nascondersi dietro le carte, le norme e i codicilli significa togliere il respiratore a un moribondo. Amatrice, Campotosto e gli altri comuni della Valle dell'Aterno una decina di giorni fa sono stati “attenzionati” da Legnini (che ha incontrato sindaci e amministratori locali) proprio per cercare di non perdere più tempo.
Campotosto è ufficialmente in provincia dell'Aquila ma basta parlare con qualche abitante che è voluto restare nonostante tutto, per scoprire che fino a quella “maledetta” notte dell'agosto 2016 Campotosto e Amatrice avevano un legame strettissimo. Fra i due paesi c'è una bella strada di collegamento (a parte alcuni brevi tratti un po' più problematici) che si percorre in un quarto d'ora. I ragazzini di Campotosto andavano a scuola ad Amatrice, gli sportelli bancari avevano molti clienti del paese del lago, c’era un interscambio continuo di persone che si spostavano da un luogo all'altro.
Oggi tutto questo fa fatica a ripartire. Campotosto non ha più il suo bel centro storico: bisognerà ricostruire il municipio, la chiesa, i locali per le attività di ristorazione. Persino la fontana monumentale realizzata prima del 2009 dallo scultore Marino Di Prospero (e che “ospitava” la campana incrinata dal sisma del 1950) è stata smontata in attesa di tempi migliori. Questi paeselli, poi, sono fatti soprattutto di seconde case che da aprile a settembre si riempivano di persone costrette ad emigrare per lavoro nelle grandi città ma che non hanno mai dimenticato le proprie origini e la vecchia casa dei genitori. “Accelerare” la ricostruzione, anche delle seconde abitazioni, non è quindi uno slogan. Per questi paesi è ossigeno puro per “respirare” il futuro.
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