Quei ragazzi autistici e l’assistenza negata

8 Febbraio 2021

L’appello-denuncia di Verzulli: «Con la pandemia liste d’attesa bloccate e disservizi aumentati»

L’AQUILA . «Nel 2018 abbiamo raccolto centinaia di firme e decine di testimonianze da parte di famiglie costrette a subire l’incapacità del sistema sanitario regionale nel garantire le cure necessarie per le persone con autismo. A distanza di due anni nulla è cambiato. Anzi, per effetto della pandemia, le condizioni sono peggiorate. Liste di attesa bloccate, interventi sospesi, mancanza di pianificazione degli interventi necessari per bambini, ragazzi e adulti con autismo». A lanciare un appello alla Regione è Dario Verzulli, presidente dell'associazione Autismo Abruzzo onlus.
«Al momento attuale vi è una enorme diversità di presa in carico del paziente con bisogni speciali, non solo in termini di tipologia di servizio, ma anche di organizzazione dei servizi stessi e specificità del personale deputato alla presa in carico. Lo rileva lo studio redatto nel 2019 dal gruppo tecnico per l’Odontoiatria che opera all’interno del ministero della Salute», evidenzia Verzulli, «il paziente non collaborante necessita della presenza di un ambiente operativo opportunamente attrezzato e di personale medico ed assistenziale adeguatamente formato. La persona con disabilità ha il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza alcuna discriminazione. In ambito sanitario per garantire alle persone con disabilità di fruire di questi diritti è necessario applicare i principi della progettazione universale, che consiste nella realizzazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutti».
Verzulli parla quindi di «inadeguatezza del sistema, devastante per chi vive condizioni di disabilità non compatibili con l’organizzazione attuale della sanità. Oggi interventi di implantologia per disabili non collaboranti non sono contemplati neppure nei protocolli e addirittura le sale operatorie non sono neppure attrezzate per questo tipo di interventi. Ogni 15 giorni siamo costretti ad andare in tribunale per ricordare alla società che l’autismo è nei Lea e che i nostri figli», conclude Verzulli, «hanno diritto alle cure previste dalla legge». (m.p.)