«Quel museo rischia di chiudere» Sì alla messa in mora del Comune

31 Luglio 2015

Il cda della Fondazione Genti d’Abruzzo sollecita il contributo annuale di 210mila euro Di Pino: «Quei fondi sono indispensabili per assicurare i servizi a chi frequenta la struttura»

PESCARA. «Il museo delle Genti d'Abruzzo rischia di chiudere e per questo abbiamo deciso di mettere in mora il Comune di Pescara». È l’allarme lanciato da Salvatore Di Pino, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Genti d'Abruzzo onlus, che gestisce il museo, dopo una riunione del Cda che si è occupata proprio di questi aspetti.

«Il museo», spiega Di Pino, «vive anche e soprattutto grazie al contributo di Palazzo di città, previsto nel 2009 in una convenzione tra la Fondazione e il Comune e che fonda le sue basi su una delibera votata in precedenza dal Consiglio comunale». L'importo annuale del contributo è di 210 mila euro ma ad oggi dal municipio sono stati versati «solo 50 mila euro, come somma una tantum, disconoscendo l'impegno contrattuale siglato sei anni fa».Il Cda ha già acquisito un parere legale, che «conferma l'obbligo del Comune nei confronti della Fondazione, con la possibilità di richiedere in giudizio l’adempimento» e il 22 luglio, in occasione dell'ultima riunione,Di Pino ha chiesto al Cda che venisse inserita all'ordine del giorno «la discussione sulla diffida da inoltrare al Comune, per ottenere il versamento di quanto dovuto. Hanno votato a favore quattro consiglieri su sei mentre due consiglieri si sono astenuti». L'importanza di questi fondi è vitale. «Fino ad oggi», dice Di Pino, «il contributo ha consentito alla struttura di porsi quale vero e proprio polo museale-didattico cittadino. Basti pensare alle attività portate avanti costantemente, come le manifestazioni culturali e i progetti storico-artistici rivolti a persone di ogni età». Nelle attività sono state coinvolte tante famiglie e i bambini, «anche i più piccoli, hanno potuto svolgere laboratori didattici interattivi, cimentandosi in percorsi specializzati». L'eliminazione o la riduzione dei fondi sarebbero «ingiustificate» e metterebbero ulteriormente in difficoltà la struttura perché si determinerebbe «l'impossibilità di svolgere i servizi di cui ha beneficiato la città, con il rischio di chiusura». (f.bu.)

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