«Quel regalo di padre Pio al mio papà»

L’avvocato Colletti, oggi 82enne: avevo 13 anni quando il frate di Pietrelcina ci donò il suo pettine
PESCARA. «Padre Pio si stava pettinando e mio padre, che in seguito divenne terziario francescano, glielo chiese in regalo. Lui rispose: lo faccio lavare e pulire. Mio padre replicò: no, lo voglio così, con i capelli attaccati».
È quel pettine di osso, donato nel 1953 da padre Pio all’avvocato pescarese Giovanni Colletti, che dal 1950 al 1963 curò le cause legali legate all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo voluto dal frate di Pietrelcina divenuto santo 20 anni fa, che sarà donato domani dall’avvocato pescarese Domenico Colletti, figlio di Giovanni. Con il pettine, anche un libello di memorie incompiute che racconta il rapporto di fraterna amicizia tra il futuro San Pio e l’avvocato Colletti, originario di Montemiletto (in provincia di Avellino). Colletti, come racconta il figlio oggi 82enne, soleva intrattenersi spesso nella cella al primo piano del convento pugliese, per scambiare due parole con il frate oggi santo.
Una reliquia di importanza storica e religiosa che l’avvocato Domenico Colletti ha deciso di condividere. Sposato con Anna Maria Maresca, figlio di Giovanni (morto nel 1963) e padre dell'ex deputato Andrea e del giornalista Giampaolo, Domenico Colletti consegnerà pettine e libello alla comunità di Montemiletto, il paese di origine del papà, in provincia di Avellino, domani alle 18, durante l’incontro con l’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, che ha curato la prefazione del volume.
La reliquia con il pettine di padre Pio e una lettera scritta di suo pugno, protette in un quadro, saranno esposte all’adorazione dei fedeli, da domenica, nella chiesa di Montemiletto.
«È mio desiderio», dice con voce commossa Colletti, residente nel borgo di Montesilvano, che ieri sera ha presenziato nella basilica dei Sette Dolori alla catechesi di Stefano Campanella, direttore di Teleradio Padre Pio, «perché mi sembra di svilirla tenendola in casa. È giusto che la reliquia appartenga al popolo affinché padre Pio venga pregato da tutti. Con essa donerò anche dei frammenti di vetro appartenuti alla Sacra Sindone. Avrei voluto questa cerimonia il 23 settembre scorso, giorno della morte di padre Pio, 54 anni fa, ma la data era troppo vicina alle elezioni, abbiamo preferito rimandare». La memoria di Domenico Colletti corre a quel giorno del 1953 quando ci fu l’incontro con padre Pio nella cella del convento: «Avevo 13 anni e avevo accompagnato mio padre che doveva discutere delle questioni legali, riguardanti l’erigenda Casa Sollievo, con il frate che era il suo padre spirituale da anni. Con noi c’era il suo medico, Guglielmo Sanguinetti, che papà chiamava l’apostolo di padre Pio perché era suo strettissimo collaboratore e Angelo Lupi, l’ingegnere che progettò l’ospedale e che in seguito, condannato per reati, fu difeso in tribunale, grazie all’intercessione di papà, da Giovanni Leone, futuro presidente della Repubblica».
«Ricordo la mia emozione di bambino al cospetto di padre Pio che mi chiamava guagliò, era un uomo semplice, un compagnone, parlava in dialetto, aveva le mani fasciate e sanguinanti, i suoi occhi profondi sembravano spade, ne avevo timore». Ed ecco come si arriva al dono del pettine: «Padre Pio si stava pettinando e mio padre, che in seguito divenne terziario francescano, glielo chiese in regalo. Lui rispose: lo faccio lavare e pulire. Mio padre replicò: no, lo voglio così, con i capelli attaccati. Sanguinetti glielo fece pervenire con una lettera di accompagnamento, era il 10 agosto 1953. Papà lo chiuse tra due vetri, lo attaccò al muro di casa e non lo toccò mai più».
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