Quel vino al sapore di Maiella

21 Luglio 2016

Tommaso e Agnese: a Caprafico le nostre vigne fra tradizione e modernità

CASOLI. Non tutto il Pecorino della stessa vigna è uguale. Tommaso Masciantonio, 40 anni, maestro dell'olio e custode del pregiato Intosso dell'altopiano di Caprafico, tra Casoli e Guardiagrele, rimira le sue vigne esposte a monte, cinquecento metri sotto la Maiella orientale.

Appena cinquanta metri di distanza l'uno dall'altro e i due vigneti, l'uno esposto a nord, l'altro a sud, producono due cru di Pecorino dal palato totalmente diverso. La vigna più anziana, tradizionale pergola abruzzese, da un vino dal carattere deciso, acidità e mineralità spiccate e ottima persistenza, struttura di un vino destinato a evolvere e rivalutarsi nel tempo. Si chiama Mantica, Pecorino da agricoltura bio Abruzzo doc superiore, Vigna di Caprafico. Mantica è un nome antico, racconta la storia di una particella di terreno, Mantica Longa, oggetto di una compravendita di famiglia (i Masciantonio, storici produttori di olive, presidiano e custodiscono il territorio fin dall'Ottocento).

L'altra novità si chiama Jernare, Pecorino doc bio, il cru più giovane, sistema di allevamento a spalliera. Il vino è ottenuto con la tecnica della criomacerazione, palato fresco e beva di grande piacevolezza. Anche Jernare è un toponimo che racconta il territorio fortemente calcareo e pietroso di Caprafico, la prossimità al massiccio, le forti escursioni termiche giorno-notte, l'altitudine. Che qui rappresenta il valore aggiunto. Frutti naturalmente sani e ricchi di antiossidanti, qualità organolettiche spiccate, agricoltura biologica garantita. Un terroir altamente vocato, per l'olivo come per la vite.

Mantica e Jernare, gemelli con affinità diverse, sono i nuovi vini estremi dell'Abruzzo montano. Vigna di Caprafico, vigna eroica. Un nuovo primato per la Maiella madre degli abruzzesi, natura selvaggia e incontaminata, scrigno di biodiversità mediterranea.

«Un posto fantastico per i frutti che ci dà», osserva con orgoglio Tommaso, cresciuto sull'altopiano di Caprafico e oggi stanziato, con la moglie Agnese (nella foto la coppia nele vigne) e le bambine, nel casino Masciantonio, unica abitazione nel raggio di alcuni chilometri. Di fronte c'è la sede dello storico trappèto di famiglia.Tommaso ha voluto strappare all'abbandono il vecchio casino della nonna paterna, Sabba Pietropaolo (sposata a Tommaso senior a soli 12 anni, lui che oggi ne ha 96, allora appena 14enne) trasformandolo con determinazione in sede abitativa e agrituristica.

Da tempo Tommaso è alla ribalta internazionale con le performance del suo monovarietale di intosso. La stessa cura e meticolosità sta ora riversando nel nuovo progetto enologico. Tradizionalmente le uve delle proprie vigne di Pecorino, Passerina e Montepulciano d'Abruzzo, sono state conferite ad una realtà cooperativa locale. Ora il sogno, realizzato, di vinificare in proprio. Filosofia guida: bassa resa per ettaro, selezione dei grappoli e imbottigliamento con la propria etichetta. Così Caprafico si candida a piccola Terlano d'Abruzzo, il modello altoatesino ben si addice alla realtà aziendale di Tommaso Masciantonio. «Il sogno si è avverato l'anno scorso con la prima vinificazione in azienda», dice Tommaso è entusiasta della nuova avventura condivisa con Agnese, imprenditrice agricola, e il compagno di studi, Giuseppe Colantoni, affermato consulente nel settore. La pergola abruzzese di Caprafico ha un'età ragguardevole, fa notare Tommaso. Tutto è iniziato in tempi non sospetti, quando non c'erano ancora cloni selezionati di Pecorino in Abruzzo, diciotto anni fa. «Preparavo la mia tesi sperimentale sui vitigni autoctoni marchigiani e ho voluto azzardare l'impianto di Pecorino in azienda per testarlo, così ho impiantato i primi seimila metri. Con la stessa cura con cui produco l'olio», conclude Tommasio Masciantonio, «voglio valorizzare i miei vigneti».

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