Quell’uomo massiccio faceva impallidire la signora Lele Varre
Ragazzi, questo accadde quando i figli dei poveri vivevano ancora nelle loro case buie. E non avevano mai veduto il mare e conoscevano soltanto il sole scialbo e nebbioso delle città... Questo...
Ragazzi, questo accadde quando i figli dei poveri vivevano ancora nelle loro case buie. E non avevano mai veduto il mare e conoscevano soltanto il sole scialbo e nebbioso delle città... Questo accadde quando ancora nessuno pensava ai bambini, che avevano bisogno di sole, di aria, di campi liberi dove trascorrere sanamente i primi anni della loro bella giovinezza.
La signora Lele Varre, vedova di un ufficiale morto eroicamente in guerra, viveva in una grande città di cui è inutile dirvi il nome. Non aveva ancora trent’anni, era bella e ricca. I curiosi dicevano che il suo patrimonio ammontasse a circa sei milioni. Essa amava molto i ragazzi, come vedrete tra poco. La sera, una poderosa automobile guidata dal conducente Briva la riportava a casa, una villetta fuori città.
Una sera, come sempre, la signora Varre discese dalla sua auto, entrò nell’atrio della villa. Marta, la giovane cameriera le venne incontro: «Signora, un uomo l’attende nel salotto».
«Chi è?».
«Non ha voluto dire il suo nome».
La signora Varre andò subito nel salotto. Un uomo era sdraiato nella poltrona davanti a lei. Era vestito di grigio, massiccio. Quando la signora Varre lo vide, gettò un grido di sorpresa. Più che un grido, fu un urlo.
Marta e l’autista Briva accorsero.
«Niente, niente! Andate via!» gridò la signora Varre chiudendo loro la porta in faccia.
Dicono che quell’uomo vestito in grigio si fermasse dalla signora Varre per quattro giorni. Marta lo vide parlare alla signora con molta confidenza.
L’autista condusse un giorno alla Banca lui e la padrona.
La signora, nell’auto, diceva: «No, più di ventimila no».
Finalmente, un giorno, il misterioso visitatore se ne andò. Ma dalla sua venuta il carattere della signora Varre cambiò completamente. Era stata sempre serena e lieta. Ora non rideva più e una ruga cattiva le solcava la fronte. Erano quattro giorni che non andava più alla Casa della Luce.
Giorgio Scerbanenco

