Quelli che si ingegnano...

17 Maggio 2015

Uno fa il musicista e suona la batteria, un altro fa l’attore e recita in teatro, un altro ancora è regista, sceneggiatore e videomaker. Sono 3 amici: i fratelli Stefano e Marco Valeri e Matteo De...

Lei ha inventato il folletto Pietro che «vive nell’angolino più buio all’interno del cappello di ogni alpino», lui ha sciolto il bronzo e plasmato un mini cappello che sta nel palmo di una mano. Moglie e marito, Jana Chmelikova e Paolo Mazzeschi hanno scommesso sulla creatività e sul lavoro delle loro mani in occasione dell’Adunata nazionale degli alpini. «Abbiamo abbinato il nostro lavoro artigianale al folklore alpino», racconta Jana con diplomazia mostrando «questi oggetti fatti con amore». Il folletto Pietro, una rivisitazione degli aquilani Mazzamurijji, è una mascotte: «Quando gli alpini si radunano», dice la leggenda narrata da Jana, «alzano un po’ il gomito e lui da bravo custode esce dal cappello e aiuta il suo protetto a rincasare. Ma attenzione, è birbantello». Invece, Paolo, orafo, va dritto al punto senza passare per la via del politicamente corretto: «I nostri sono oggetti manifatturieri e non le solite cianfrusaglie che si possono trovare sulle bancarelle strette tra i venditori di porchetta». Il cappello, per esempio, ha un’aquila e la penna dritta in bronzo similoro. «Ogni singolo cappello», dice il suo ideatore, «è un insieme di 5 elementi compositi. Noi ci abbiamo messo inventiva, passione e lavoro manuale e, proprio per questo, siamo offesi che le istituzioni abbiano lasciato entrare chiunque. Per il futuro ci auguriamo maggiore attenzione».

Artista della manualità anche Maria Lucia Mari che, sulle orme del padre Roberto, ha realizzato il cappello degli alpini in diverse declinazioni: lo stemma del corpo, la penna e l’aquila, tutto intagliato a mano e poggiato su un intarso di fiori. (p.l.)