Quelli della Pantera dopo 25 anni di nuovo insieme

Gli studenti del movimento che occupò l’università nel ’90 oggi sono architetti, professori, commercialisti e politici
PESCARA. La Pantera 25 anni dopo non ruggisce più, ma ha voglia di ritrovarsi nei ricordi che il tempo non ha cancellato. Per questo ieri sera molti degli studenti universitari che il 23 gennaio del 1990 diedero vita ai 54 giorni di occupazione della D’Annunzio di viale Pindaro si sono incontrati al birrificio Leardi di via Battisti. E non a caso, perché la titolare Alessandra Mazzotta, moglie di uno dei tre fratelli Leardi che produce la birra, nei giorni dell’occupazione era l’addetta al fax, postazione cruciale per la gestione di quella che era la centrale di tutte le comunicazioni tra l’università pescarese e quelle di mezza Italia unite nel movimento.
Pugliese di Lecce, architetto, Alessandra è una di quelle che da Pescara, dove era arrivata per studiare, non se n’è più andata come tanti ragazzi arrivati da Brindisi, Bari, Lecce, ma anche dalle Marche, dal Molise e dalle zone interne d’Abruzzo. Complice quella stagione indimenticabile che dal 23 gennaio al 17 marzo del ’90 ha formato coscienze e forgiato personalità che, diversissime tra loro, in quei giorni hanno condiviso vita e ideali. Giorni conditi dalla goliardia che in quel periodo andava di pari passo con le battaglie del movimento nato per dire no alla riforma della scuola del ministro Ruberti che parlava di autonomia e privatizzazioni.
Eccoli i protagonisti di allora, che oggi sono diventati docenti universitari, architetti, commercialisti, politici, insegnanti, vignettisti, giornalisti, artigiani, editori. Qualcuno purtroppo non c’è più, come Massimo Bianco, Donatella Grosso, allora anima della facoltà di Lingue e poi misteriosamente scomparsa a luglio del 1996 o Pina Varone, studentessa di Economia che divenne docente di matematica alla facoltà di Architettura. Ma docenti alla facoltà che avevano occupato, e oggi colleghi del docente di Economia Giampiero Di Plinio tra i pochi a familiarizzare e a cercare di capire le ragioni di quei ragazzi, sono anche l’architetto e designer Enzo Calabrese, o Aldo Cilli, docente a contratto in Architettura urbanistica.
«Da una parte c’erano Maurizio Acerbo e Oscar Buonamano», racconta Roberto Sala, ex studente di architettura oggi editore, «che erano “gli impegnati”. Dall’altra c’era chi come me ed altri tentava di alleggerire la situazione. Io ed Enzo Calabrese, ad esempio, organizzammo San Scemo, esibizioni e imitazioni aperte a tutti. Forse è uno dei ricordi più belli». E a proposito di bei ricordi, uno lo racconta Fabrizio Santamaita, allo ra studente di Lingue e oggi giornalista e portavoce del governatore D’Alfonso alla Regione dove, come consigliera di Parità c’è un’altra studentessa di allora Letizia Marinelli. «Indimenticabile fu il concerto improvvisato di Edoardo Bennato. Si era esibito al Massimo, alla fine andò una nostra delegazione a chiedergli se veniva a suonare in Occupazione e lui venne, regalandoci un set acustico di mezz’ora». Ma di momenti indimenticabili ce ne sono stati tanti e tutti, più che dagli ospiti che pure furono parecchi (tra questi anche l’attore Carlo Delle Piane) erano legati alla quotidianità: «C’era il servizio sicurezza, il fax, ma anche il servizio mensa», ricorda ancora Santamaita, promotore della pagina Facebook “Venticinque anni di Pantera a Pescara” dove qualcuno in questi giorni ha postato, oltre a una valanga di foto, anche il quotidiano ciclostilato che autoproducevano allora: “Fai la cosa giusta”.
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