Querelato dal questore per l'inchiesta sulla multa: archiviazione per Patricelli

Il gip di Roma archivia il procedimento contro il giornalista del Tempo che si occupò della "contravvenzione fantasma" a Passamonti. Reazioni positive da Fnsi e Sindacato giornalisti abruzzesi
ROMA. La contravvenzione al questore di Pescara, multato per divieto di sosta, era effettivamente diventata una "contravvenzione fantasma". E il giornalista del Tempo Marco Patricelli nei suoi articoli ha utilizzato espressioni che costituiscono "legittimo esercizio del diritto di critica/cronaca". Con queste parole il gip del tribunale di Roma ha archiviato il procedimento per diffamazione intentato al giornalista pescarese Marco Patricelli dal questore Paolo Passamonti. «Il decreto con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha archiviato il procedimento per diffamazione nei confronti del collega Marco Patricelli riafferma un principio fondamentale per il diritto di cronaca: è sempre ammessa la critica nei confronti di soggetti istituzionali soprattutto se connessa a presupposti veri». E' quanto affermano, in una nota diffusa anche sul sito nazionale, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, in merito all'archiviazione del procedimento per diffamazione nei confronti del giornalista Marco Patricelli, querelato dal questore di Pescara, Paolo Passamonti. «Il provvedimento del gip, emesso su richiesta del pubblico ministero - rilevano - chiude una vicenda iniziata nel 2014, quando il collega Patricelli venne querelato dal questore di Pescara per aver pubblicato sul Tempo gli atti dell'inchiesta ribattezzata della "contravvenzione fantasma". Il collega Patricelli fu anche costretto a subire una perquisizione domiciliare e nel posto di lavoro con il chiaro intento di scoprire la fonte della notizia. Il gip di Roma ha fatto giustizia, sottolineando che l'autore dell'articolo ha "inteso narrare solo fatti di cronaca giudiziaria emersi nell'ambito di indagini svolte dai Carabinierì». «Inoltre - commentano Lorusso e Giulietti - il giudice ha riconosciuto che nell'espressione di giudizi critici "l'articolista non ha superato il limite della continenza e ha comunque scritto di un oggetto di rilevanza sociale", per cui "le espressioni utilizzate nell'articolo costituiscono legittimo esercizio del diritto di critica/cronaca". Si tratta di un importante riconoscimento del diritto di cronaca, il cui esercizio è sempre legittimo né può trovare limitazione in querele o in azioni di risarcimento promosse al solo fine di intimidire il giornalista».
Era stato il pm Nicola Maiorano a chiedere al gip l'archiviazione della querela. «Le puntuali ed articolate indagini svolte dai Carabinieri di Pescara hanno messo in luce condotte quanto meno "opache" da parte di taluni soggetti istituzionali coinvolti nella vicenda che giornalisticamente (ed efficacemente) è stata ribattezzata "contravvenzione fantasma"», ha scritto il pm Maiorano nella richiesta di archiviazione nei confronti del giornalista Marco Patricelli. «A prescindere dalle conclusioni tratte dalla Procura della Repubblica di Pescara - prosegue il pm nel documento - non può formularsi a carico del giornalista alcun addebito avendo riferito fatti sostanzialmente rispondenti al vero. Nei confronti di soggetti istituzionali e, in particolare, di atti o condotte degli stessi, la critica, sia pur aspra, è sempre ammessa soprattutto se connessa a presupposti veri».
Sul caso è intervenuto anche Donato Fioriti, vicesegretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi (Sga): «Con la sua inchiesta dalle pagine abruzzesi del quotidiano Il Tempo il giornalista Marco Patricelli ha semplicemente esercitato il diritto di cronaca sancito dalla Costituzione e il dovere deontologico di correttezza e verità, requisiti sanciti adesso nero su bianco anche dalla magistratura di Roma. Anche il questore, querelandolo, ha esercitato un suo diritto; che però, contrariamente a quello di Patricelli, è risultato infondato, come risulta dal provvedimento di archiviazione». «La vicenda - scrive ancora il vicesegretario Donato Fioriti - ha, purtroppo, avuto una ricaduta sulla sfera professionale giornalistica di Patricelli, su quella accademica, di storico e, ci piace sottolinearlo, di dirigente sindacale di punta della Fnsi. Resta l'amarezza per il provvedimento di perquisizione domiciliare che Patricelli ha subito per l'acquisizione della fonte, vietato più volte dalla Corte europea di Strasburgo e ribadito dalla Corte di Cassazione ancora lo scorso giugno». «L'archiviazione del procedimento a carico di Marco Patricelli - sostiene il Sga - rappresenta sicuramente un riconoscimento importante all'esercizio del diritto di cronaca ed è da monito per chi intende temerariamente limitare la legittima azione di ricerca della verità della stampa».

