Questa non è una regione per mamme

7 Maggio 2019

Nella classifica di Save the Children siamo agli ultimi posti per servizi e ripartizione dei carichi familiari con il partner

PESCARA. “Equilibriste” in bilico tra lavoro e maternità. Una scelta sempre più stringente per le donne abruzzesi, come emerge da un rapporto di Save the Children che pone la nostra regione ai posti più bassi della classifica dei territori “mother friendly”. In testa, come al solito, le province di Trento e Bolzano; a chiudere la Calabria, invece, mentre la Calabria si solo di poco dietro l’Abruzzo. Non è un caso se il nuovo report di Save the Children, elabarato dal l’Istat per l’associazione, si intitola “Le Equilibriste. La maternità in Italia”.
TRE INDICI. Per fotografare lo stato delle cose l’associazione e ha preso come punto di riferimento diversi parametri, che riassunti in un indice generale vedono l’Abruzzo perdere una posizione (mantenuta nei quattro anni precedenti), e piazzarsi a quota 15. L’indice, spiega Save the Children, rappresenta la cartina al tornasole attraverso la quale cogliere la condizione socio-economica complessiva delle donne.
LA CURA. Il primo indice denominato “La cura”, racchiude il tasso di fecondità è il grado di ripartizione del lavoro di cura della prole tra i genitori, entrambi occupati, quelli che più di tutti hanno difficoltà a conciliare il lavoro con i tempi di vita. Ebbene, in questa classifica l’Abruzzo si piazza addirittura al 19° posto. Dopo di noi, solo il Molise (20°) e la Basilicata (21°). Al primo posto c’è la Lombardia.
IL LAVORO. L’area tiene conto della partecipazione delle donne-mamme al mercato del lavoro. La comparazione dei valori tra il 2008 e il 2018 dà conto della lunga crisi economica che ha colpito l’Italia in questi anni, e che, nonostante tutto, vedono ancora l’Abruzzo ben saldo in 14esima posizione.
I SERVIZI. Il report analizza due indicatori di contesto: la percentuale di bambini che frequentano la scuola dell’infanzia e i posti disponibili all’asilo nido, oltre agli altri servizi integrativi. Quasi tutte le regioni italiane registrano un peggioramento rispetto al 2004 (tranne le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Friuli Venezia Giulia). L’Abruzzo, in questo contesto, si pone in 14esima posizione (scende di due gradini rispetto al 2017).
QUELLO CHE I DATI NON DICONO. Ci sono cose, però, che sfuggono alle statistiche. «Che cosa succede quando una donna decide, o anche senza averlo deciso», osserva Save the Children, «si trova a gestire una gravidanza». E dopo? Le famiglie sono un universo magmatico e plurale, e non sempre «la nascita di un bambino significa l’attivazione di una rete familiare», si legge nel report. «Le mamme, in particolare, possono rimanere isolate, socialmente consegnate a una dimensione di separazione dalla vita che facevano prima, ma senza un riferimento rassicurante e affidabile che possa accompagnarle in questa nuova fase».
LA SCELTA OBBLIGATA. Spesso, a causa della carenza di strutture, le mamme sono costrette a rinunciare al lavoro, perché non guadagnano abbastanza da potersi permettere un asilo nido. Una scelta che, inevitabilmente, si ripercuoterà sulla carriera lavorativa in maniera sfavorevole. Ed è questo uno dei motivi per i quali le donne tendono a procrastinare il momento in cui diventare mamma.
L’ETÀ AVANZA. Come rileva il report, l’età media delle donne italiane che partoriscono per la prima volta è la più alta d’Europa: 31,9 anni. La media Ue è di 29,1 anni. Dopo l’Italia la Spagna (30,9), il Lussemburgo (30,8), la Grecia (30,4) e l'Irlanda (30,3). Dall’altro capo la Bulgaria, il Paese con le mamme più giovani (26,1 anni).
POCHI BAMBINI. L’indice di fecondità, invece, è di 1,32 figli per donna. ne servirebbero 2,1 per consentire il ricambio naturale della popolazione.
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