Questioni di famiglia «Se papà è colpevole doppia condanna»

Affondo dell’ex premier che difende Lotti dal rischio sfiducia Primarie: Martina in campo. E Gentiloni “ blinda” il governo
ROMA. «Io sto dalla parte dei magistrati anche quando c’è di mezzo mio padre, se mio padre ha commesso qualcosa, se davvero è colpevole deve essere condannato più degli altri, a una pena doppia, ma i processi vano fatti nei tribunali, non sui giornali». Matteo Renzi rompe il silenzio in tv da Lilli Gruber. L’ex premier, sulla graticola da giorni per lo scandalo Consip che vede coinvolto nelle indagini sui padre Tiziano e il suo più fidato amico e sodale, il ministro Luca Lotti, prova a uscire dall’accerchiamento in cui è finito anche nel suo partito e scommette sull’onestà del suo ex sottosegretario sul quale pende la richiesta di sfiducia presentata dal Movimento 5Stelle che ne chiede le dimissioni. La mozione grillina è stata presentata sia alla Camera che al Senato, dove i numeri della maggioranza sono in bilico. Lega e la sinistra di Si ha annunciato di essere pronta a votarla mentre non è ancora chiaro come si muoveranno i parlamentari appena usciti dal Pd per fondare Mdp. Probabile invece che Forza Italia non voterà per far cadere la testa di Lotti. «Non abbiamo mai votato mozioni di sfiducia individuali», spiega il capogruppo al Senato, Paolo Romani.
Ma anche nel Pd la posizione del ministro renziano provoca diversi maldipancia. «Lotti? Io al suo posto farei un passo indietro, di lato», dice Gianni Cuperlo, subito attaccato dal renziano Emanuele Fiano: «sei uno sciacallo». Per non parlare di Michele Emiliano che tra l’altro presto potrebbe essere ascoltato dai magistrati per aver ricevuto proprio dall’allora sottosegretario di Renzi un sms in cui gli chiedeva di ricevere l’imprenditore Carlo Russo ora al centro della vicenda Consip.
Lotti è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio assieme al comandante generale dei carabinieri, Del Sette. Per i pm entrambi avrebbero avvisato i dirigenti della Consip che i loro telefoni e uffici erano stati messo sotto controllo. Lotti si deve dimettere, chiede Gruber? «Assolutamente no è una persona straordinariamente onesta e io non lo scaricherò mai», dice Renzi pronto a giurare anche sull’onestà del comandante generale dei Carabinieri, Del Sette. Sul reato ipotizzato per entrambi Renzi prova a fare dell’ironia: «insopportabile, mica come una volta quando c’erano i reati di corruzione e concussione». Quanto a Denis Verdini, condannato a nove anni di reclusione per il crac del Credito Fiorentino, Renzi non infierisce. «È pesante, ma come giudizio politico se non c’era Verdini non passavano i diritti civili».
La bufera Consip impatta anche sul governo. E Paolo Gentiloni è il primo a temere che ricadute sulla stabilità dell’esecutivo. Ieri in Consiglio dei ministri il premier ha chiesto ai ministri di serrare i ranghi e di tenere fuori le fibrillazioni. A margine del Consiglio dei ministri Gentiloni avrebbe espresso vicinanza a Lotti per gli attacchi ricevuti. Ma la tensione è forte come dimostra il duro botta e risposta che c’è stato ieri tra il ministro della Giustizia, Andrea Orlando e il ministro della Famiglia, Costa, spalleggiato da Alfano. Orlando ha chiesto e ottenuto di mettere la fiducia sulla riforma del processo penale invisa da sempre ai centristi, scatenando l’ira degli alfaniani che hanno accusato il guardasigilli di voler usare la riforma per le primarie del Pd.
Già le primarie. È tramontata l’ipotesi di rinviarle. Renzi e soprattutto Dario Franceschini hanno negato decisamente di aver provato a posticipare la conta per la segreteria del Pd. Ma tra i candidati il clima è pessimo. Renzi annuncia che farà la sua campagna in ticket con Maurizio Martina. Matteo Orfini in un’intervista accusa: «C’è chi gioca allo sfascio dentro e fuori». Ma Emiliano replica: «Renzi con il suo io ha rovinato il Pd e forse il Paese». «Il Pd in alcune zone- dice amaramente Orlando - è diventato un votificio».
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