«Qui c’era profumo di liquirizia, ora solo sterco e strade rotte»

La rabbia dei residenti sulle condizioni della centralissima via Roma, a due passi dal municipio e da piazza Diaz
MONTESILVANO. È una delle strade centrali della città eppure, a percorrerla, sembra di essere in un luogo desolato e abbandonato. Parliamo di via Roma, la strada alberata che collega la stazione di Montesilvano a Piazza Diaz, quindi al Comune, e che, superati i binari attraverso il tunnel, confluisce su corso Strasburgo per arrivare fino al mare. Il cuore della città, dunque, che dovrebbe rappresentare un biglietto da visita, ma che al contrario è la cartolina di un degrado senza fine. A lamentare lo stato di incuria sono soprattutto i residenti, costretti a fare i conti con edifici abbandonati, cantieri dimenticati, erbacce, zanzare, piccioni e marciapiedi che sembrano reduci da un bombardamento. «Eppure gli amministratori, proprio come noi, percorrono questa strada ogni giorno per raggiungere il municipio», rimarcano i cittadini del centro. «Ma le nostre segnalazioni da anni, ormai, non trovano ascolto».
Percorrendo via Roma, la prima cosa che salta all’occhio sono senza dubbio i marciapiedi completamente distrutti, dove la pavimentazione di porfido, divelta principalmente dalle radici degli alberi, rappresenta un tracciato insidioso. «Attenzione, conviene passare sulla strada perché molte persone cadono», mette in guardia un’anziana che con il suo carrellino della spesa schiva le vetture camminando sulla carreggiata. Ma forse i marciapiedi rovinati sono il male peggiore per i residenti della zona che comprende anche via Cesare Battisti e via San Pietro, passando per via Martiri d’Ungheria. In poche centinaia di metri, infatti, sono concentrati diversi edifici abbandonati. Il principale è un ex opificio che affaccia su via Roma, dove in passato venivano realizzate buste di plastica ma che, da oltre vent’anni, è diventato rifugio di piccioni, come si nota guardando dalle finestre aperte sulla strada.
«Una volta, questa strada profumava di liquirizia», racconta un anziano ricordando l’ex stabilimento della Menozzi. «Oggi puzza di escrementi di piccione ed è invasa da zanzare e topi». Un altro capannone abbandonato, da almeno un ventennio, è quello che si incrocia lungo via San Pietro, un tempo deposito di bevande gassate, al confine con un’area privata che è ormai una giungla abitata da gatti, uccelli e insetti. E che più volte, in passato, è stata al centro di ordinanze sindacali di ripristino della situazione igienico-sanitaria. Non se la passa meglio neanche il cantiere del nuovo Palazzo Roma, sorto al posto dell’ex stabilimento Menozzi, mai finito a causa di ritardi di vario genere. Compresi quelli di natura giudiziaria. La rete del cantiere è stata divelta, erbacce sono cresciute tutt’intorno all’edificio e l’area costituisce un pericolo costante per i bambini o per chiunque decidesse di accedervi. «Più volte, abbiamo sorpreso persone a fare i bisogni nel cantiere. Per non parlare poi della sera», proseguono i residenti, «quando la zona diventa deserta, le illuminazioni sono di bassa intensità e a noi non resta che optare per il coprifuoco».
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