Quirinale, partiti divisi sui delegati abruzzesi

Fibrillazione nel Pd e Pdl per l'indicazioni dei tre politici che dal 18 aprile parteciperanno a Roma all’elezione del presidente della Repubblica.

PESCARA. Non sarà un voto scontato quello di domani in Consiglio regionale per la nomina dei tre delegati (due della maggioranza, una dell’opposizione) che parteciperanno a Roma dal 18 aprile all’elezione del presidente della Repubblica.

Venerdì scorso alla riunione di maggioranza convocata per decidere i nomi al terzo piano del palazzo della Regione in piazza Unione a Pescara, la tensione era alta. E si è impennata quando l’assessore Gianfranco Giuliante ha rotto il fronte degli “istituzionali”, pronti a votare come da prassi consolidata il presidente della Regione Gianni Chiodi e il presidente del Consiglio Nazario Pagano, per proporre il nome del collega di giunta Paolo Gatti, leader regionale di Fratelli d’Italia. Una soluzione che imporrebbe un passo indietro a Pagano.

L’iniziativa non è piaciuta al capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni che si è a lungo sfogato con Chiodi al telefono arrivando a chiedere il ritiro delle deleghe ai due assessori “ribelli” se la contrapposizione fosse continuata.

La tensione anche in queste ore è alta e ieri il coordinatore regionale, l’onorevole Filippo Piccone, si è sentito in dovere di far sentire la voce del partito ritenendo «fuori dal mondo» che si dibatta di queste questioni in un momento politico così delicato.

«Nel rispetto della linea del partito», dice Piccone «cercheremo di far passare in Consiglio regionale l’idea di mandare a Roma le figure istituzionali più in vista: il presidente della giunta e il presidente del consiglio. Un metodo di buon senso utilizzato da altre regioni e che dà prestigio alla rappresentanza regionale. Aggiungerei sommessamente che lo stesso mi auguro faccia l’opposizione scegliendo un’altra figura istituzionale come il vicepresidente del consiglio» (e qui Piccone si riferisce evidentemente al Pd Giovanni D’Amico).

Anche sul fronte dell’opposizione la situazione non è tranquilla. Il capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro ha già chiesto sostegno ai gruppi dell’opposizione perché venga votato «il capogruppo del partito che esprime la maggiore rappresentanza in consiglio». «Mi auguro una convergenza sul mio nome», dice D’Alessandro «che possa andare oltre la coalizione che si è presentata alle politiche».

Il Pd chiede in sostanza i voti dei consiglieri Idv, tra i quali c’è però Cesare D’Alessandro che avrebbe manifestato l’intenzione di avanzare la sua candidatura.

Ma per quale presidente della Repubblica voterebbero i consiglieri regionali abruzzesi? Un rapido (e incompleto) sondaggio dà in vantaggio l’ex sottosegretario Gianni Letta.Per lui si esprime Pagano che riconosce in Letta «equilibrio e forte impegno per l’Italia e l’Abruzzo». Per Letta voterebbe anche Nicola Argirò (Pdl) e l’Udc Antonio Menna. Fanno il nome di Letta anche i consiglieri di Centro Democratico Camillo Sulpizio e Paolo Palomba. Mentre nel Pdl Riccardo Chiavaroli si spende per Emma Bonino: «A prescindere dalla mia storia radicale» dice Chiavaroli, «la voterei perché è una persona capace, con storia cristallina, con un assoluto senso del diritto e delle istituzioni e sarebbe una garanzia per tutti». Per Bonino è anche Walter Caporale (Verdi) che fa anche il nome di Franco Marini. Maurizio Acerbo (Rifondazione) fa i nomi di Stefano Rodotà e Salvatore Settis. Camillo D’Alessandro non fa nomi ma preferirebbe «una personalità che goda di largo consenso e che abbia esperienza parlamentare e istituzionale». Piccone spera in una personalità che metta d’accordo tutti, «la più terza possibile». «In subordine se deve essere un nome della nostra area penso a Gianni Letta, se deve essere un nome di area centrosinistra penserei a Marini».

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