Quota 100, ancora un anno e poi lo stop

22 Luglio 2020

Sono in corso di valutazione alcune possibili future misure, anche per combattere la crisi generata dalla pandemia  

PESCARA. Quel che appare sicuro dalle dichiarazioni degli esponenti del Governo è che Quota 100 non verrà prorogata al di là della sua scadenza prevista al 31 dicembre 2021. Ma il tema della riforma delle pensioni in questi giorni è molto caldo, anche per via del vertice con i vari Stati membri dell’Ue ed il cui esito, favorevole all’Italia, peserà molto sulle future decisioni su questo tema.
NEL 2021. È l’anno della deadline, quando è prevista una riforma in grado di introdurre nuovi tipi di pensione rispetto alla formula della Quota 100, collaudata per il triennio 2019-2021 ma anch’essa destinata ormai al “pensionamento”. Uno degli obiettivi parrebbe essere quello di garantire una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro per chi ne fa richiesta, compresi meccanismi di premialità per le donne. Il confronto è anche sull’eventuale uscita dal lavoro a 62 anni per andare incontro a coloro che perderanno l’impiego a causa degli effetti della pandemia.
LA RICHIESTA. Una proposta è arrivata durante la Commissione Lavoro al Senato dal segretario confederale Uil, Domenico Proietti. Si tratta della possibilità di introdurre una flessibilità intorno ai 62 anni: «Un intervento che oltre a riallineare il sistema previdenziale italiano a ciò che avviene in Europa, sarebbe uno strumento importante per garantire una tutela alle persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa delle conseguenze economiche del coronavirus», ha evidenziato. Un pericolo quest’ultimo che potrebbe concretizzarsi quando cesseranno quelle misure che bloccano i licenziamenti.
QUOTA 100. Cosa ne sarà di questa formula? Sembra destinata a decadere alla data della sua scadenza, ma non prima. Le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta sono significative in tal senso: «In questo contesto di crisi profonda può considerarsi un ammortizzatore sociale». Il piano dell’attuale maggioranza di governo (Pd e M5s) è dunque quello di concentrarsi nella Legge di Bilancio del 2021 sulla riforma fiscale, mentre nella successiva si affronterà il tema della riforma previdenziale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2022 e che con buona probabilità eliminerà Quota 100. Anche il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha confermato che nonostante la crisi economica c’è ancora in programma di riformare il sistema previdenziale. In particolare bisognerà intervenire sulla «pensioni basse; un tema che, in parte, abbiamo già affrontato con la pensione di cittadinanza e su cui continueremo a lavorare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi in vista della legge di Bilancio», ha affermato nei giorni scorsi. Per il 2021 dunque i lavoratori che hanno compiuto 62 anni e hanno 38 anni di contribuzione avranno il diritto di andare in pensione. Uno dei sostenitori di Quota 100 è senz’altro il leader del partito della Lega Matteo Salvini, il quale ha ricordato che grazie a questa formula «sono già 300mila gli italiani che hanno fruito della possibilità di andare in libertà, e centinaia di migliaia di giovani hanno iniziato a lavorare».
QUOTA 41. Cosa succederà una volta archiviata Quota 100? Si pensa a Quota 41: sembrerebbe questa una delle piste al momento più accreditate. E cioè tutti i lavoratori potrebbero andare anticipatamente in pensione con più di 41 anni di contributi senza il vincolo dell’età anagrafica. La soluzione però potrebbe penalizzare quei lavoratori che hanno avuto impieghi discontinui e pertanto andranno fatte opportune valutazioni.
DIBATTITO. Ad un anno dalla scadenza della sperimentazione della Quota 100, l’Inps ha proposto un dibattito online per addetti ai lavori volto a individuare possibili soluzioni per garantire al nostro sistema pensionistico maggiore flessibilità e sostenibilità economico-finanziaria, senza trascurare l’adeguatezza dei trattamenti pensionistici. Al confronto, organizzato in streaming lo scorso 14 luglio e introdotto da Fernando Di Nicola (direzione centrale Studi e ricerche Inps), hanno preso parte Maria Cecilia Guerra, sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze, e Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. Daniele Checchi, direttore centrale Studi e ricerche, ha ricapitolato le soluzioni e i punti di attenzione emersi dal confronto e ha lasciato le conclusioni al presidente Inps, Pasquale Tridico.
REVERSIBILITÀ. Con il decreto Cura Italia sono sorti nelle settimane scorse problemi e polemiche relative alla pensione di reversibilità, ossia le prestazioni economiche erogate in favore dei familiari superstiti di un pensionato dal momento della morte di quest’ultimo. Questa tocca al coniuge superstite nella misura del 60% del trattamento che sarebbe spettato al titolare. I percettori di tale pensione sono stati esclusi dal diritto a ricevere il famoso bonus 600 euro. L’Inps, infatti, con il messaggio n. 1288 dello scorso 20 marzo 2020, ha chiarito che è escluso dal bonus chi percepisce una pensione diretta. E le pensioni di reversibilità rientrano tra queste.
PENSIONI AGOSTO. Attraverso la circolare dell’11 dicembre 2019, l’Inps ha comunicato le date di pagamento delle pensioni per l’intero 2020. L’emergenza coronavirus ha però scombussolato i piani, tanto che le mensilità di aprile, maggio, giugno e luglio hanno subito delle modifiche. Per evitare assembramenti e permettere a tutti di recarsi negli uffici postali in sicurezza, com’è noto i pagamenti sono stati anticipati e scaglionati in base alle iniziali del cognome del titolare della prestazione. Sarà lo stesso anche per il mese di agosto? È la domanda di queste ultime ore. Per il pagamento delle pensioni dello scorso mese di luglio, l’Inps ha comunicato qualche giorno prima delle date prestabilite che sarebbe avvenuto in anticipo. Per il mese di agosto, invece, non c’è ancora una comunicazione ufficiale da parte dell’Istituto. Non si conosce quindi per ora se sarà anticipato a partire dall’ultima settimana di questo mese. C’è chi ha azzardato la possibilità che si possa tornare ad un ripristino dei metodi tradizionali. Se così fosse i pensionati che vanno a ritirare la pensione alle Poste potrebbero recarsi in ufficio sabato 1° agosto. Giorno di operatività per Poste Italiane, ma non per le banche. I clienti di queste ultime dovrebbero attendere lunedì 3 agosto per andare a ritirare l’assegno. Tuttavia, considerato il nuovo Dpcm che ha prorogato le misure anti-Covid fino al 31 luglio con conseguente divieto di assembramento e l’ipotesi di una proroga dello stato di emergenza, sembra plausibile pensare che anche per agosto le pensioni possano essere riscosse in maniera anticipata.
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