«Raccolgo l’Sos di Lanciano Qui c’è bisogno di dialogo»

La scrittrice omosessuale Francesca Vecchioni: sul mio arrivo non vedo spaccature ma una necessità di coinvolgimento. Perché non si può aver paura di tutto nella vita
PESCARA. Spostare il punto di scontro perché la scuola sia come dev’essere. E cioé un punto di incontro. E’ il concetto-chiave a cui fa riferimento Francesca Vecchioni nell’interpretare le polemiche che si sono scatenate sul suo arrivo nella scuola di Lanciano.
Francesca – figlia del cantante Roberto Vecchioni – è paladina dei diritti Lgtb (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), ma al comprensivo Fermi-De Titta è stata invitata come scrittrice per parlare del suol libro autobiografico, “Ti innamorerai senza pensare”, in cui racconta come ci si sente a scoprire una sessualità "diversa". E a vivere e confrontarsi con la società attuale essendo lesbica.
Le polemiche, allora, sono divampate nel momento in cui la preside del Fermi-De Titta ha chiesto ai genitori di tutti gli studenti, a prescindere dalla loro età, su che cosa ne pensassero. Con un favorevole o un contrario. Questo sondaggio è stato visto come una forma di differenziazione.
Per la cronaca hanno vinto i favorevoli. E lei, Francesca Vecchioni, spiega quanto ci tenga a questo punto ad essere presente al Comprensivo di Lanciano sabato 1 aprile. Non per dividere. Ma per aprire un dialogo: «Credo infatti che preside e studenti abbiano detto tutti le stesse cose, e che portano tutte alla necessità di un dialogo».
Lei dunque ritiene che il sondaggio fosse opportuno?
«Guardi, io la cosa la vedo in modo diverso. E cioé non in contrapposizione preside contro studenti. No. Perché se si va ad analizzare i contenuti delle due versioni si capisce che il senso di ciò che dicono è lo stesso. Dicono tutti quanti di fare attenzione alla particolarità di una cosa del genere. Pongono tutti quanti il problema del perché si deve arrivare a fare una domanda su un tema che dovrebbe essere normale».
Allora secondo lei è come se la preside avesse voluto coinvolgere i genitori?
«Solo il fatto che abbia chiesto un parere anche ai genitori di figli maggiorenni, la cui opinione non è essenziale, fa capire il senso di quel sondaggio. La preside secondo me ha agito in forma puntuale e corretta ponendosi il problema su come dialogare con i genitori».
E gli studenti?
«Continua a rivolgermi domande come se parlassimo di schieramenti. In realtà anche loro stanno facendo emergere la stessa problematica. Dicono gli studenti: “guardate che cosa ha dovuto fare la preside affinché nella scuola si parli liberamente”. Quando la rappresentante dei ragazzi sostiene che trovano difficoltà ad avere educazione affettiva e la preside si pone il problema su come dialogare con i genitori, stanno dicendo le stesse cose. Stiamo parlando di persone che sono molto più vicine di quanto si voglia far credere».
Unite dalla necessità di dialogo?
«Certo. L'unico modo per risolvere non è di abbattere ponti col giusto o sbagliato. Ma di crearli. Soprattutto a scuola. Perché vede, questo caso è la cartina tornasole anche sulla difficoltà che hanno gli insegnanti nel fare in autonomia il proprio mestiere. Dovremmo fidarci un po' di più dei nostri insegnanti ed è questo che in fondo dice il rappresentante degli studenti: la scuola deve saper insegnare educazione affettiva e quindi deve aprire il dialogo».
A Lanciano parlerà di educazione affettiva?
«Vado per parlare del mio libro. Di una storia autoironica su una donna che ama le donne. Lo scopo è dimenticare proprio questo aspetto. E di dialogare senza timori. Perché nella vita non si può avere paura di tutto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

