Radio libere, 40 anni tra notizie e canzoni

28 Luglio 2016

I pionieri delle emittenti ripercorrono le avventure del debutto

PESCARA. Ricorre oggi il 40° anniversario della liberalizzazione delle radio in Italia. Iniziò il 28 luglio del 1976, anche a Pescara, l’era delle radio libere. La liberalizzazione fu introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale che sancì la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private, purché a diffusione locale. A raccontare quel fenomeno che cambiò le abitudini di tanti è Gino Di Tizio, uno dei precursori delle radio libere tra Pescara e Chieti.

di Gino Di Tizio

La prima radio libera in Abruzzo fu Radio Pescara, con le antenne a picco su piazza Salotto. A fondarla, nel 1975 ancora prima della liberalizzazione, fu Michele Appignani. Nel ricordo di quel periodo potrebbe aiutarmi Pasquale Tritapepe, uno dei primi validissimi collaboratori di quella emittente. A seguire nacquero, nel territorio regionale, qualcosa come 500 radio definite giustamente “libere”: grazie a esse l’informazione, specie da queste parti, conquistò nuovi spazi spezzando anche qualche catena imposta dalle regole condizionanti della emittenza pubblica. Tra le emittenti ancora in attività risale al 22 maggio 1977 l’inizio di Radio Delta 1 e al 6 febbraio 1978 il debutto di Radio Parsifal, nata dall’idea di Luciano Marrone. Gli anni ’80 furono poi gli anni del boom: Radio Sole di Robertino nacque in quel periodo; nel 1987 aprì Radio Ketchup, altra emittente che ha fatto storia e trasmette ancora.

Io fui uno dei primi giornalisti della carta stampata a fare la scelta di impegnarmi nel nuovo modo di proporre informazioni: quando accettai, su invito di Gianni Leuti e Nicola De Nicola, di andare a dirigere Radio Elle, ero redattore del Tempo d’Abruzzo e dirigevo la Gazzetta di Chieti. Una sfida che considerai esaltante insieme a un entusiasta gruppo di giovanissimi giornalisti e tecnici: Katia Giammaria, che ebbe anche il ruolo di speaker oltre che di conduttrice di programmi musicali e di intrattenimento, Alba Bucciarelli, con la sua straordinaria voce, Ennio D’Onofrio, Franco Corradetti, Luigi Rosica e tanti altri che ebbero le prime esperienze nella sede di via Ravizza, nel rione della Civitella. Realizzammo radiogiornali, radiocronache di eventi, programmi: l’attuale capo redattore del Tgr Abruzzo Silvano Barone cominciò la sua attività giornalistica proprio a Radio Elle, come Nino Germano, altro giornalista Rai. Valeriano De Angelis fu protagonista di indimenticabili programmi sportivi e musicali. Ricordo che anche Alda D’Eusanio, poi diventata affermata giornalista del Tg2, fece in quegli studi i primi passi.

A Chieti c’era anche Radio 103, fondata dal pescarese Andrea Ledda, oggi stimatissimo luminare di medicina, che è stata la prima emittente teatina prima che Leuti, da Roma, decidesse di aprire anche a Chieti una radio libera. Scelta che risultò felice anche per un particolare di cui davvero pochi sono a conoscenza: la nascita delle radio libere, partite senza avere alcuna autorizzazione a occupare l’etere, ma con la voglia di portare qualcosa di nuovo in un mondo considerato stantio e bloccato dal regime di monopolio della Rai, ovviamente non venne bene accolta da coloro che vedevano attaccato il loro incondizionato potere. Per tentare di bloccare tutto ci fu una denuncia che la Rai, o l’allora ministero delle Poste e Telecomunicazioni (non ricordo di preciso), presentò proprio alla procura di Chieti. Come sostituto procuratore allora a Chieti c’era il compianto dottor Franco Quadrini, magistrato che trasferito alla procura generale di Bologna fu protagonista come pm di importantissimi processi come quello della strage della stazione del 2 agosto del 1980 e nei confronti di Vincenzo Muccioli fondatore di San Patrignano. Quadrini fu tra i primi a capire il ruolo delle radio libere contro lo strapotere della radio di Stato e ad appoggiarle nella convinzione che servisse davvero a conquistare nuovi spazi di libertà per la comunità civile. Così quando andavo a trovarlo nel suo ufficio, la pratica che riguardava la denuncia contro le emittenti locali, tra cui quella che dirigevo, finiva sempre sotto a tutte le altre... Fino a che non arrivò la decisione del governo di liberalizzarle.

Il mio impegno in radio ebbe fine a inizio anni ’80, quando venni chiamato a dirigere una altra emittente, stavolta televisiva, Tele Maiella, che muoveva i primi incerti passi. Lo feci con dispiacere, perché ritengo ancora quella esperienza tra le più qualificanti della mia non breve esperienza professionale. Conforta, e non poco, il fatto che il seme allora gettato abbia prodotto e ancora produca tantissimi frutti per la comunità civile.

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