Raffica di chiamate in Comune per la Tari

24 Novembre 2017

Cresce la psicosi tra i contribuenti per il rischio dell’imposta gonfiata. Ma l’amministrazione rassicura: «Calcoli corretti»

PESCARA. Sono centinaia le telefonate arrivate in questi giorni all’Ufficio tributi del Comune per il caso della Tari. Molti contribuenti si sono messi in allarme dopo aver appreso la notizia, diffusa da quotidiani e televisioni nazionali, della tassa sui rifiuti gonfiata da alcuni enti locali italiani. Si è creata una sorta di psicosi, proprio a pochi giorni dalla scadenza dell’ultima rata dell’imposta prevista per il 30 novembre, al punto da costringere ieri l’amministrazione comunale ad intervenire per rassicurare i cittadini. «A Pescara», ha detto in sintesi la consigliera comunale con delega alla semplificazione fiscale Gabriella Lola Berardi, «non ci sono stati errori nei calcoli dell’imposta».
L’allarme tra i contribuenti si è diffuso a macchia d’olio quando sono cominciati ad emergere i primi casi di residenti in altri Comuni italiani che hanno pagato somme non dovute per la tassa dei rifiuti, a causa di un calcolo errato da parte degli uffici tributari. Alcuni cittadini hanno telefonato per avere informazioni, forse anche con la speranza di poter ottenere dei rimborsi delle somme eventualmente pagate in più.
Il problema nasce perché alcuni enti hanno applicato la parte variabile della tassa moltiplicandola per il numero delle pertinenze. In questo modo, sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero venuti fuori applicando la quota variabile una sola volta a tutte le superfici dell’immobile sommate tra loro. Per capire meglio bisogna innanzitutto ricordare che la Tari si compone di una parte fissa e una variabile, oltre alla quota del tributo provinciale pari al 5 per cento. Entrambe le tariffe, riguardo alle utenze domestiche, cambiano in base al numero dei componenti familiari, ma solo quella variabile va moltiplicata per la somma delle superfici occupate in metri quadrati. Ed è proprio su quest’ultimo calcolo che si è riscontrato l’errore di alcuni Comuni. Anziché fare prima la somma dei metri quadrati delle superfici occupate (ad esempio un’abitazione con una cantina) si è proceduto a moltiplicare la quota variabile per ogni superficie, cioè casa, cantina, box, per poi sommarla alla quota fissa, facendo lievitare così gli importi da pagare.
Un errore che il Comune di Pescara non ha mai commesso. Lo ha confermato anche la consigliera Berardi. «Vogliamo tranquillizzare i cittadini contribuenti», ha affermato, «sul fatto che a Pescara non si registra alcun problema per il calcolo della Tari. Il Comune di Pescara ha applicato in maniera corretta le tariffe Tari, il regolamento è fatto in modo corretto. C’è comunque una sezione del sito Internet del Comune in cui è possibile verificare la propria posizione e sviluppare i calcoli in modo rispondente alla realtà».
«Fin dalla sua istituzione», ha aggiunto, «la quota variabile sulle pertinenze non è stata mai applicata, indipendentemente dal numero degli occupanti dell’abitazione a cui si riferisce. Da qui, ci preme sottolineare che non ci sono addebiti ingiustificati nei moduli recapitati a casa». «In questi giorni», ha concluso», «sono pervenute numerosissime telefonate all’Ufficio tributi, per questo si è deciso di chiarire che la situazione Tari è in ordine. L’invito è di fidarsi della correttezza dei bollettini ricevuti per posta dal Comune». Nei giorni scorsi, era intervenuto anche il ministero dell’Economia con una circolare per chiarire l’intera vicenda fatta emergere a livello nazionale con un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato L’Abbate.
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