«Rallenteremo l’iter della Nuova Pescara»

19 Dicembre 2017

Il comitato per il no alla fusione si presenta e annuncia battaglia: «Troppa fretta di concludere»

PESCARA . Il “Comitato per la rilettura del processo di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore” si presenta e annuncia battaglia sulla creazione della realtà territoriale unica che dovrebbe nascere dall’unione dei tre Comuni, e che ha già iniziato il suo iter in Consiglio regionale.
«Questa partita», ammoniscono sia il sindaco di Spoltore, Luciano Di Lorito, sia Licio Di Biase, ex amministratore comunale di Pescara, «ce la giocheremo giuridicamente. Troppa fretta di concludere tutti i passaggi istituzionali: questo il messaggio scaturito dall’incontro di ieri pomeriggio, ospitato nella sede della Provincia, e al quale, oltre a Di Biase e Di Lorito hanno partecipato il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, l’avvocato e docente universitario Diego De Carolis, l’assessore regionale Donato Di Matteo, e i componenti del comitato ai quali, ieri si sono aggiunti anche Ezio Ardizzi e Tino Di Sipio. «Ci siamo ritrovati con un referendum che conduce inevitabilmente verso la fusione», ha esordito Di Biase, «un referendum inserito in un contesto elettorale nel quale si votava per la Regione, e i Comuni di Montesilvano e Pescara. Rispetto alle amministrative, quel referendum è passato in secondo piano e nessuno si è preoccupato di organizzare un dibattito sulla questione. Per me, si tratta di una specie di annessione, che non tiene conto di questioni di carattere storico e identitario». Questioni che saranno affrontate nel corso di quattro incontri, dopo le festività natalizie. «Cercheremo di rallentare il percorso istituzionale, e in questo», ha aggiunto, «De Carolis ci darà una mano». Secondo Di Lorito, che se l’è presa con i «salottisti e gli accademici che non riescono a capire le reali condizioni in cui versano i Comuni», la questione è stata affrontata con «troppa superficialità, e gli effetti potrebbero essere devastanti. Questa partita ce la giocheremo giuridicamente, perché i Consigli comunali non possono essere esautorati delle loro funzioni e prerogative. Inoltre, si perderebbero 6 milioni di finanziamenti pubblici, a fronte dei due milioni che arriverebbero per la fusione». Maragno ha sottolineato che non c’è alcuna volontà di superare il voto referendario, «ma è giusto e doveroso», ha detto, « fare chiarezza su un procedimento amministrativo e politico che francamente lascia molto a desiderare. Credo che ci debba essere una conciliazione con la Regione su tempi e modi della fusione, andando a evidenziare che i famosi benefici di cui si parla non ci saranno se il nuovo ente non raggiungerà i 250mila abitanti. Anzi, nel breve e medio periodo i costi per i cittadini aumenteranno». (a.bag.)
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