Rancitelli, Fontanelle ecco dove sono le pistole della malavita

13 Luglio 2016

PESCARA. Le pistole. A Pescara la malavita le ruba, le vende, le ricompra. Si trovano a 200, 300, 400 euro e sono quasi sempre frutto dei furti in casa, furti in cui un’arma diventa merce preziosa al...

PESCARA. Le pistole. A Pescara la malavita le ruba, le vende, le ricompra. Si trovano a 200, 300, 400 euro e sono quasi sempre frutto dei furti in casa, furti in cui un’arma diventa merce preziosa al pari di oro e denaro, come racconta la rapina alla Pineta nella villa di un avvocato lo scorso ottobre: una banda armata gli portò via Rolex, denaro e, anche, la Beretta calibro 9 denunciata.

Ma gli spari dell’altra sera di Sagazio in via Lago di Capestrano con la pistola sulla cui provenienza ancora non ci sono risposte dalla banca dati nazionale, riportano alla mente gli spari che nella stessa via furono esplosi in un pomeriggio di aprile dell’anno scorso per gambizzare il pugile di 33 anni Emanuel Zuanel che raccontò di un commando di quattro-cinque persone. Fu in quell’occasione che il questore Paolo Passamonti ammise che giravano troppe armi considerando che pochi mesi prima, a novembre del 2014 ancora in via Lago di Capestrano erano stati esplosi due colpi di pistola e uno ferì alla gamba il 40enne Massimo Rendine già preso di mira pochi giorni prima con il rogo della macchina.

Andando a ritroso non si può non partire dall’anno nero di Pescara, il 2012, quando una calibro 38 a gennaio uccise l’ex pentito Italo Ceci e sempre con una calibro 38, ma non la stessa, a maggio dello stesso anno Massimo Ciarelli uccise l’ultrà Domenico Rigante, così come una calibro 38 due mesi dopo fu usata per uccidere Tommaso Cagnetta, al Ferro di Cavallo, sempre zona Rancitelli, quella volta per mano di Angelo Ciarelli fratello di Massimo. Una calibro 7,65 fu inveve usata ad aprile di quello stesso anno per ferire in volto una prostituta nigeriana del cui ferimento fu accusato Pasquale Di Giovanni, cugino alla lontana dei Ciarelli. Anche quella pistola non è stata mai trovata.

Ma lungo è anche l’elenco delle armi sequestrate in questi ultimi anni dalle forze dell’ordine. Ad aprile del 2014 c’è la Franz Stock calibro 6,35 sequestrata proprio a Sagazio che, rimasto bloccato in ascensore in via Caduti per Servizio, cercò invano di nascondere l’arma ai soccorritori e fu. E ancora nel 2013 ci sono le due pistole che la Mobile ritrovò in mezzo alle campagne di Montesilvano grazie a un confidente. Sempre nel 2013, a maggio, la Volante piombò in via Nora per una lite a casa di Claudio Di Risio, ex componente della banda Battestini. Era un pretesto per cercare, e trovare sotto una mattonella la pistola segnalata da un confidente: una 7,65 e con 15 colpi e caricatore. La pistola risultò rubata a Elice e fu posta sotto sequestro mentre due mesi dopo lo stesso Di Risio fu gambizzato mentre portava a spasso il cane, davanti casasei colpi esplosi con una calibro 45, due lo presero alle gambe. E poi la droga e le pistole trovate in un appartamento di via Caduti per Servizio, sempre a Fontanelle, dalla Mobile. Era ottobre del 2011, fu arrestato Michele Forcella, 44 anni: nel cassettone dell’avvolgibile nascondeva una pistola di fabbricazione cinese, marca Moringo, calibro 45, con matricola cancellata, corredata di 2 caricatori e 17 cartucce, e una Smith & Wesson calibro 38 special con 32 cartucce.

Pescara non è Gomorra, ma le pistole girano e pure parecchie. Anche se, dice chi conosce l’ambiente della malavita locale, le mostra non chi è più potente ma solo chi deve accreditarsi, chi deve far sapere agli altri che ce l’ha. (s.d.l.)

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