Rancitelli, protesta anti-spaccio ma i residenti restano nelle case

1 Dicembre 2019

M5S e associazioni al Ferro di cavallo dopo l’attentato incendiario alla donna che ha denunciato i boss Pettinari: «Subito un’altra casa per lei». E parte la colletta per ricomprare la macchina bruciata

PESCARA. La gente scende in piazza per Rancitelli, ma il Ferro di cavallo resta alla finestra. Ieri mattina era in programma la manifestazione di solidarietà con Patrizia Orsini, la donna alla quale una settimana fa è stata bruciata la macchina perché aveva rilasciato un’intervista a Rete8 sul degrado nel quartiere. Si sono radunate una settantina di persone sotto casa sua, nella zona di via Tavo tristemente nota per episodi di spaccio e criminalità: a mostrare striscioni, bandiere e qualche cartello sono state però soprattutto persone arrivate da fuori. Pochi, pochissimi i vicini di casa in strada.
In parecchi, però, hanno osservato quell’assembramento da finestre e balconi. Un assembramento quanto mai insolito a Rancitelli, dove manifestare contro la criminalità può costare caro. Anche parlarne, come ha fatto Patrizia in televisione.
Così, sotto gli occhi della polizia che garantiva l’ordine pubblico, c’erano soprattutto militanti del Movimento 5 Stelle: l’iniziativa è stata infatti organizzata da Domenico Pettinari, pentastellato vice presidente del consiglio regionale. Tanti giornalisti, oltre agli attivisti delle associazioni Antimafie Rita Atria, Agende rosse e Peace link Abruzzo. Le persone comuni sono arrivate da altri quartieri difficili di Pescara, come Nello Raspa, cittadino di Fontanelle che anni fa ha vissuto una vicenda simile a quella di Patrizia Orsini. A lei si sono avvicinati un po’ tutti per una stretta di mano, un abbraccio, una parola di incoraggiamento. Per non farla sentire sola. E i vicini? «Gli amici mi hanno dato la loro solidarietà, ma c’è stato anche qualcuno che mi ha detto che era meglio se mi facevo i fatti miei». Non c’è nessuno qui in strada? «Non mi sembra. Pochi». Ha avuto paura in questi giorni? «Secondo te?», e sorride malinconicamente, aggiungendo: «Se non mi trovate più, sapete che fine ho fatto».
Ci ha già provato in passato e ci proverà ancora ad andare via: «Chiediamo», annuncia Pettinari, «che per la signora venga attivata una procedura d’urgenza per l’assegnazione di una casa popolare in un’altra zona di Pescara, come invitiamo pure il Comune a metterle a disposizione un’auto di cortesia». Nel frattempo, è stata attivata una colletta per aiutare Patrizia ad acquistare un’altra macchina.
Pur senza una partecipazione evidente dei residenti, per Pettinari quello di ieri è comunque stato «un evento epocale perché per la prima volta i cittadini entrano senza paura nel Ferro di Cavallo, la piazza di spaccio e di criminalità più pericolosa d’Abruzzo». Il consigliere regionale pentastellato, accompagnato tra gli altri dalla capogruppo all’Emiciclo Sara Marcozzi, ha ribadito le richieste di installazione di telecamere e presidio fisso di polizia nel Ferro di Cavallo.
Nei prossimi giorni, a incontrare Patrizia, dovrebbe essere anche il sindaco Carlo Masci: «L’ho contattato per interposta persona», confida la donna, «mi hanno detto che mi avrebbe fatto sapere». Per il resto, di politici da queste parti non se ne sono visti dopo l’attentato incendiario di sette giorni fa. Alla fine a Patrizia restano la paura e la voglia di andarsene dal quartiere dove ha vissuto negli ultimi quarant’anni. E dove la paura di ritorsioni continua a essere più forte della voglia di ribellarsi ad angherie e intimidazioni.
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