Rapina a Cepagatti: 4 indagati E scattano nuove analisi sul Dna

A Nobile, Mancini e Iervese si aggiunge Longo, già presente nelle carte dell’agguato al bar del parco Incidente probatorio il 29 marzo: si cercano tracce sul casco perso dai banditi all’Agroalimentare
PESCARA. Arriva l’ufficialità dell’incidente probatorio per la rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti, finalizzato alla ricerca di eventuali tracce di Dna presenti su un casco, lasciato sul posto da uno dei due rapinatori, e sulla targa della moto usata per il colpo. E spunta, contestualmente, il quarto uomo della rapina, il cui nome circolava da tempo e che viene citato più di una volta anche nell’inchiesta sull’omicidio dell’architetto Walter Albi e del ferimento di Luca Cavallito: due inchieste legate a doppio filo e dove figurano personaggi coinvolti nell’uno e nell’altro caso giudiziario.
QUATTRO INDAGATI Maurizio Longo, noto pregiudicato pescarese (difeso dall'avvocato Antonio Di Blasio), viene inserito quale presunto responsabile della rapina compiuta l’11 luglio dello scorso anno (una ventina di giorni prima dell’agguato mortale) insieme a Mimmo Nobile, quest’ultimo in carcere a Lanciano perché ritenuto il killer di Albi.
INCIDENTE PROBATORIO Il passaggio tecnico dell’incidente probatorio è stato chiesto da uno dei legali di Nobile, l’avvocato Luigi Peluso (che assiste l’arrestato insieme al collega Massimo Galasso): dovrà servire per trovare eventuali tracce biologiche su casco e targa, tracce che incastrerebbero Nobile per la rapina. Oltre che a Longo e Nobile, esecutori materiali del colpo stando a quanto sostiene la procura, l’incidente probatorio fissato al 29 marzo è stato notificato anche a Fabio Iervese (già presente nel precedente accertamento tecnico che escluse tracce di Dna degli indagati sui reperti ritrovati dopo l’omicidio nelle campagne di via Pantano) e a Renato Mancini, che avrebbero svolto un ruolo di supporto.
IL TESTIMONE Mancini, diventato punto di forza del pm Luca Sciarretta (titolare del fascicolo sulla rapina, mentre dell’omicidio se ne stanno occupando il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni): nel corso del suo interrogatorio, Mancini avrebbe ammesso il colpo all’Agroalimentare e fornito i nomi dei complici. Durante la rapina, alla guardia giurata (cui vennero presi 28 mila euro che lo stesso agente avrebbe dovuto versare) venne portata via anche la pistola: stesso calibro di quella usata per l’omicidio di Albi e il tentato omicidio di Cavallito al bar del Parco il 1° agosto dello scorso anno, e ora all’esame degli esperti per provare se i colpi che uccisero Albi partirono dalla stessa arma che, secondo Mancini, Nobile avrebbe tenuto per sé (esame non facile visto che della pistola venne ritrovato solo il castello senza la canna).
LONGO E URSINO Ma la novità, ora, riguarda l’inserimento di Longo fra gli indagati per la rapina. E Longo, stando a quanto venne riportato nella misura cautelare che per l’omicidio portò in carcere Nobile (quale killer) e il calabrese Natale Ursino quale mandante, sarebbe il personaggio che introdusse a Pescara il calabrese, peraltro scarcerato alcuni giorni fa dai giudici del riesame dell’Aquila che gli hanno revocato la misura per mancanza di prove.
E sempre Longo (amico di vecchia data di Nobile) sarebbe l’uomo che avrebbe messo in contatto Cavallito e Albi con lo “Zio” (come veniva chiamato Ursino), con il quale i due avrebbero dovuto concludere degli affari poi non andati a buon fine (da qui, secondo la procura, la condanna a morte dei due pescaresi). Sembra che Longo avesse stretto rapporti con Ursino in carcere per fatti diversi e antecedenti a quelli di cui si sta occupando ora la procura pescarese. Ma di Longo ne parla anche lo stesso Cavallito quando dice che a Pescara Ursino si accompagnava sempre con Longo, e che forse era Longo il quarto uomo con il quale avrebbero dovuto dividere quell'aperitivo al bar del Parco il giorno della sparatoria, dove però si presentò soltanto il killer. E quando gli inquirenti chiedono a Cavallito, in uno dei tanti interrogatori, se quella mattina del 1° agosto era Longo l’accompagnatore di Ursino, l’ex calciatore risponde perplesso: «Questo è un grande dubbio che ho: “Ma scusa - la domanda che si fa Cavallito davanti ai magistrati - sto Maurizio da che parte sta? Mò ha finito di scontare 10 anni, possibile che si va a prendere una briga del genere per cosa?"». Ed è anche su queste riflessioni che gli investigatori della Mobile e la procura da tempo stanno effettuando riscontri e accertamenti. Intanto Nobile, dal carcere e attraverso i propri legali, continua a professarsi estraneo all'omicidio.

