Rapina a Cepagatti, indagini chiuse per 4

Le confessioni di Mancini e Iervese inchiodano Longo e Nobile: la pistola è la stessa che ha ucciso Albi
PESCARA. La procura di Pescara chiude l'inchiesta sulla rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti e manda l’avviso di conclusione delle indagini ai quattro responsabili del colpo dell’11 luglio 2022. Due di loro, Renato Mancini e Fabio Iervese, confessarono di aver agito di supporto a Mimmo Nobile e Maurizio Longo che compirono la rapina. Dopo Mancini, primo a parlare con il pm Luca Sciarretta, anche Iervese ammise la propria partecipazione chiamando in causa gli altri due che solo successivamente finirono in carcere.
Quel giorno Nobile e Longo entrarono nell’Agroalimentare su uno scooter, «armati di una pistola e travisati da caschi, passamontagna e mascherina» e sferrarono calci e pugni alla guardia giurata rapinata dell’incasso appena ritirato da uno stand del mercato: circa 29 mila euro in contanti, e assegni per 1.300 euro. Nobile portò via alla guardia giurata anche la pistola, una Beretta 9x21: la stessa arma che, secondo la Scientifica, venne usata per uccidere il 1° agosto 2022 l'architetto pescarese Walter Albi e ferire gravemente Luca Cavallito, al bar del Parco (inchiesta nelle mani del procuratore Giuseppe Bellelli, dell’aggiunto Anna Rita Mantini e del sostituto Andrea Di Giovanni). Messo a segno il colpo, Nobile e Longo in fuga dal Centro, vennero prelevati da Mancini e Iervese che li attendevano poco distanti su una Porsche Cayenne per recarsi in un appartamento di via De Meis, a Pescara, dove Mancini, Nobile e Longo si spartirono il bottino lasciando 1.500 euro a Iervese. In quella occasione, come riferì Mancini agli inquirenti, Nobile prese la pistola portata via alla guardia giurata «perché gli serviva». Tre settimane dopo, quell’arma venne usata, e secondo la procura proprio da Nobile, per uccidere Albi su mandato di un malavitoso calabrese, Natale Ursino, arrestato e poi scarcerato dai giudici del riesame.
A incastrare Nobile per la rapina fu una sua impronta rinvenuta sul casco che il pescarese lasciò dentro l’Agroalimentare dopo l’aggressione alla guardia giurata: una impronta sulla visiera rinvenuta dai Ris di Roma (e oggetto di un incidente probatorio), che inchioda Nobile quale autore della rapina.
Ora l'inchiesta potrebbe considerarsi chiusa e avviata verso un patteggiamento che potrebbe rivelarsi l'unica possibilità per i 4 imputati. Mancini (difeso da Manuel Sciolè) e Iervese (assistito da Luigi Immanuel Aloè) hanno confessato la partecipazione al colpo chiamando in causa Nobile e Longo, per cui un loro patteggiamento appare scontato. Ma anche i difensori di Nobile (Luigi Peluso e Massimo Galasso), così come quelli di Longo (Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio) vedono solo questa possibilità, soprattutto dopo il rinvenimento dell’impronta di Nobile. I quattro avranno venti giorni per avanzare eventuali richieste istruttorie o presentare una richiesta di rito alternativo, poi il pm Sciarretta manderà il fascicolo dal gup per l’udienza preliminare.

