Rapina a Cepagatti, oggi l’udienza per i 4

14 Novembre 2023

L’assalto al Centro agroalimentare. Mancini e Iervese patteggiano; rito abbreviato per Longo e Nobile

PESCARA. Udienza preliminare questa mattina davanti al gup Fabrizio Cingolani per i quattro pescaresi imputati per la rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti dell’11 luglio 2022, bottino da circa 30 mila euro.
Mimmo Nobile e Maurizio Longo sono i due imputati che entrarono nel Centro armati, per mettere a segno materialmente la rapina; Renato Mancini e Fabio Iervese, i due che fornirono l’apporto logistico per il colpo, restando fuori in auto, pronti per garantire la fuga a tutti.
Tutto sembra comunque deciso, in quanto i quattro hanno scelto la strada dei riti alternativi: Mancini e Iervese patteggeranno la pena, già ufficiosamente concordata con il pm Luca Sciarretta (peraltro molto contenuta vista la loro fattiva collaborazione), mentre gli altri due verranno giudicati con il rito abbreviato. Un procedimento che non dovrebbe presentare sorprese, ma che probabilmente non verrà definito oggi stesso, in quanto il giudice dovrebbe recepire ufficialmente le richieste dei quattro e rinviare ad altra data per la discussione, anche perché definire due posizioni prima, e due dopo, lo metterebbe in una situazione di incompatibilità. I primi a finire in manette furono Mancini e Iervese, cui seguirono, a distanza di qualche tempo, i coinvolgimenti di Nobile (già presente quale indagato nella misura cautelare di Mancini e Iervese) e poi quello di Longo. Questo perché la procura ha voluto blindare l’inchiesta, assicurandosi le dichiarazioni confessorie di Mancini e Iervese (difesi rispettivamente da Manuel Sciolè e da Luigi Immanuel Aloè), che al pm raccontarono ogni particolare della rapina: dalla sua ideazione, fino all’esecuzione del colpo, non tralasciando i nomi dei due che misero in atto la rapina. Una confessione che, unita agli elementi che già avevano raggiunto gli investigatori (compresa l'impronta di Nobile sul casco che proprio lui lasciò a terra nel Centro dopo la colluttazione con la guardia giurata rapinata), ha finito per incastrare definitivamente Nobile e Longo (il primo assistito dagli avvocati Massimo Galasso e Luigi Peluso, il secondo da Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio).
Gli inquirenti, anche tramite le telecamere della zona, avevano ben presto individuato i mezzi che qualche giorno prima del colpo effettuarono i sopralluoghi al Centro Agroalimentare, arrivando anche ad individuare Mancini per le sue scarpe e i suoi tatuaggi, immortalati dalle riprese filmate mentre era a bordo di uno scooter, così come Iervese venne ripreso nella Porsche Cayanne che si era fatto prestare da un amico per il colpo. Un’inchiesta che, per diverso tempo, è andata avanti quasi di pari passo con un’altra: quella sull’omicidio di Walter Albi e il ferimento di Luca Cavallito, nelle mani di un altro magistrato. Questo perché c’era un comune denominatore: la pistola che Nobile e Longo sottrassero alla guardia giurata rapinata al Centro: le indagini accertarono che fu quella stessa arma ad essere stata usata dal presunto killer di Albi, appunto Nobile, indagato insieme al presunto mandante, il pregiudicato calabrese Natale Ursino, e allo stesso Maurizio Longo che con lui fece la rapina al Centro qualche settimana prima dell’omicidio del promo agosto 20220 al bar del Parco.