Rapina all’Agroalimentare, niente sconti per Longo e Nobile

17 Gennaio 2024

Nell’udienza di ieri il giudice ha negato il patteggiamento ai due, indagati anche per il delitto Albi Procedimento invece concesso a Mancini e Iervese, che parteciparono al colpo rivelando i dettagli

PESCARA. Mimmo Nobile e Maurizio Longo verranno giudicati con il rito abbreviato; Renato Mancini e Fabio Iervese, chiuderanno il procedimento con un patteggiamento (sembra a 2 anni e 4 mesi, non ancora ufficiale). È il risultato dell’udienza preliminare di ieri davanti al gup Fabrizio Cingolani per i quattro responsabili della rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti che si verificò l'11 luglio del 2022: venti giorni prima dell’omicidio della strada Parco dove lo stesso Nobile (presunto killer) e Longo (presunto fiancheggiatore) sono due dei tre presunti responsabili (il terzo è il calabrese Natale Ursino individuato come mandante). Comun denominatore tra i due procedimenti è anche la pistola che uccise l’architetto pescarese Walter Albi e ferì gravemente l’ex calciatore Luca Cavallito (il 1° agosto 2022 al bar del Parco): la stessa arma che Nobile e Longo sottrassero alla guardia giurata rapinata dentro l’Agroalimentare. I difensori dei due, Massimo Galasso e Luigi Peluso e Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio, ieri hanno ricevuto un secco no da parte della pubblica accusa (sostenuta dal pm Luca Sciarretta) circa la richiesta di patteggiamento che avevano avanzato anche loro per i rispettivi assistiti (disposti a concordare una pena inferiore ai 5 anni). Quindi, gioco forza, andare a discutere il procedimento con il rito abbreviato: «Forzatamente», conferma l’avvocato Giancarlo De Marco, «dopo il no al patteggiamento abbiamo optato per l’abbreviato. Non è che possiamo contestare la responsabilità per quel fatto, si discuterà sull’entità della pena e sulle aggravanti».
Questo perché prima Mancini, e a seguire Iervese, davanti al pm Sciarretta, durante le indagini, hanno confessato il loro ruolo (si sono occupati della logistica) sostenendo che a compiere materialmente il colpo sono stati Nobile e Longo. Fornendo al magistrato ogni particolare sulla organizzazione della rapina e specificando anche il momento in cui, dopo il colpo, ci fu la spartizione del bottino (circa 30 mila euro oltre a quella pistola). Avvenne in una casa di Porta Nuova dove erano presenti Mancini, Longo e Nobile, e questi ultimi due sarebbero andati via portandosi la pistola. Anzi, in un interrogatorio, Mancini (difeso dall’avvocato Manuel Sciolè) disse anche che l’arma la prese Nobile, dicendo che gli serviva. Quindi difficile per la difesa discutere sulla responsabilità di Nobile e Longo per la rapina al Centro agroalimentare, anche perché c’è un altro elemento che inchioda quantomeno Nobile: il casco che indossava e che rimase a terra dentro il Centro (forse dopo la colluttazione con la guardia giurata). Il casco venne esaminato dagli esperti e sulla visiera venne rinvenuta una impronta di Nobile: prova che ha finito per incastrare definitivamente il pescarese (ieri l’unico dei quattro in aula), anche se il gip, nella misura cautelare, aveva affermato che le dichiarazioni confessorie rese da Mancini e Iervese (difeso da Luigi Immanuel Aloè) erano «intrinsecamente attendibili, trattandosi di due soggetti che hanno partecipato direttamente alle varie fasi di ideazione e realizzazione della rapina (i quattro scapparono su una Porsche Cayenne guidata da Iervese ndr), e dunque riferito di fatti e circostanze apprese direttamente». Il 6 febbraio la discussione e la sentenza.