Rapina alle Poste, scagionato il direttore

Cadono le accuse contro il responsabile della filiale di via Monte Faito e un presunto bandito: il caso finisce in archivio
PESCARA. Resterà senza un responsabile la rapina da 350mila euro che due o più malviventi misero a segno all’ufficio postale di via Monte Faito il 27 novembre del 2020. Il gip Giovanni de Rensis ha sciolto la riserva dopo l’ultima udienza e ha definitivamente archiviato il caso come aveva chiesto la procura.
In due erano finiti sotto inchiesta per quella rapina: F. M., uno dei presunti banditi per il quale veniva ipotizzato il suo coinvolgimento, e il direttore di quella filiale, D. T., che il magistrato aveva supposto potesse essere il basista o comunque chi aveva collaborato con i rapinatori. Difeso dall’avvocato Ernesto Torino Rodriguez, il direttore della filiale si era sempre dichiarato estraneo, nonostante a casa sua vennero ritrovati 10mila euro in contanti e tenuti insieme da una fascetta come quelle usate dai rapinatori per immobilizzare i dipendenti delle Poste. Alla fine, anche la procura era arrivata alla conclusione che le prove a carico dei due indagati non erano sufficienti a reggere in dibattimento, per era stata chiesta l’archiviazione. Ma le Poste Italiane, attraverso il proprio legale, l’avvocato Giuseppe Zalanda, presentarono una dettagliata opposizione, fornendo al giudice una serie di elementi che secondo le Poste portavano indiscutibilmente a stabilire il coinvolgimento dell’ex direttore. L’opponente aveva battuto molto anche sul fatto che nessuno, al di fuori del direttore, poteva sapere che quel giorno sarebbero stati versati in casa 200mila euro. Non solo, ma sottolineò come i malviventi chiesero al direttore di interrompere il collegamento elettrico per aprire il caveau in modalità manuale: «Un’informazione di tipo tecnico», aveva scritto Poste, «nota a chi lavora quotidianamente con tali sistemi e di cui evidentemente i rapinatori erano ben a conoscenza». Dopo una prima indagine il caso stava per essere chiuso quando poi arrivò una segnalazione che fece riaprire l’inchiesta. Venivano evidenziati dei rapporti tra il direttore e l’altro indagato, sui quali gli investigatori fecero ulteriori accertamenti senza però arrivare a scoprire nulla di collegabile alla rapina (il direttore aveva sostenuto che i rapporti erano finalizzati alle giocate che facevano nel Punto Snai gestito da F. M.). Per il momento, dunque, salvo se venga fuori qualche altro elemento investigativo fondato, quella rapina rimarrà impunita.

