Rapina di Cepagatti il cerchio è chiuso: impronte di Nobile

PESCARA. Con la chiusura di ieri dell’incidente probatorio per cristallizzare i risultati del lavoro dei carabinieri dei Ris, sulle tracce rinvenute sul casco lasciato a terra dai banditi, si chiude...
PESCARA. Con la chiusura di ieri dell’incidente probatorio per cristallizzare i risultati del lavoro dei carabinieri dei Ris, sulle tracce rinvenute sul casco lasciato a terra dai banditi, si chiude il cerchio sulla rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti messa a segno l’11 luglio del 2022. Poche battute senza nessuna domanda da parte dei difensori dei quattro indagati, e il fascicolo torna nelle mani del pm Luca Sciarretta che ora dovrà decidere sul da farsi.
L’impronta di Mimmo Nobile sul casco incriminato lo inchioda sul luogo della rapina e con lui anche Maurizio Longo. Prima di loro, in carcere erano finiti Renato Mancini e Fabio Iervese che fornirono supporto logistico alla rapina compiuta materialmente da Nobile e Longo.
In mano agli inquirenti le prove non mancano: da quelle scientifiche a quelle testimoniali, visto che Mancini prima, e Iervese poi (entrambi ora ai domiciliari), collaborarono con il magistrato confessando il loro ruolo e anche quello di Nobile e Longo. Dunque, ai difensori dei due principali indagati (gli avvocati Luigi Peluso e Massimo Galasso per Nobile che ieri era presente in aula, e Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio per Longo, che ha preferito disertare l’udienza) non resta che valutare, alla luce di quanto finora emerso dall’inchiesta, una eventuale chiusura con un rito alternativo. Una rapina strettamente legata all’omicidio della strada parco avvenuto una ventina di giorni dopo la rapina. L’arma usata per uccidere l’architetto pescarese Walter Albi e ferire gravemente Luca Cavallito, secondo la Scientifica è la stessa portata via da Nobile alla guardia giurata nel corso della rapina di Cepagatti. E Nobile, indicato come il presunto killer dopo il riconoscimento vocale della stessa vittima Cavallito, secondo la ricostruzione del pm Andrea Di Giovanni, avrebbe ricevuto il mandato a uccidere dal calabrese Natale Ursino, prima arrestato con Nobile e poi scarcerato dai giudici del riesame. (m.cir.)

