Rapina in villa, patteggiano i tre banditi

13 Febbraio 2019

Quattro anni di reclusione per l’assalto all’abitazione ai Colli dell’imprenditrice Lucia Cieri Canta

PESCARA. Hanno patteggiato una pena a 4 anni e 4 mesi di reclusione, il trentunenne Sevko Ramovic, e a 4 anni di reclusione ciascuno, Satomi Hadzovic e Ramo Mujkic, entrambi ventitreenni, accusati di rapina aggravata e lesioni aggravate in concorso, ritenuti responsabili del violento assalto alla villa dell'imprenditrice ed ex candidata sindaco Lucia Cieri, titolare dell'Istituto Pitagora, compiuta il 6 febbraio dell’anno scorso in via Crisologo, ai Colli, e nel corso della quale fu malmenato il figlio 43enne della donna. I tre imputati, tutti di origine bosniaca, agirono insieme a una quarta persona, Oancei Alexei, per la quale si procede separatamente. Il gup del tribunale, Gianluca Sarandrea, ieri mattina ha accolto le richieste delle difese, aumentando di 4 mesi, per via dei precedenti, soltanto la pena a carico di Ramovic, assistito dall'avvocato Giancarlo De Marco. Gli altri due imputati sono stati assistiti dal legale Antonio Gugliotta. Erano le 8 del mattino, quando i malviventi, arrivati a Pescara da un campo nomadi di Roma, si intrufolarono nella villa dei Canta dopo aver forzato la porta del garage, convinti che nell'abitazione non ci fosse nessuno. Madre e figlio invece erano in casa e fu proprio la donna ad accorgersi della presenza della banda di rapinatori. Dopo avere tappato la bocca alla donna per impedirle di chiedere aiuto, i banditi, armati di cacciavite e di utensili da carpentiere, se la presero con il figlio Mauro, aggredendolo con calci e pugni e costringendolo ad aprire la cassaforte. Minuti terribili per Lucia Cieri e suo figlio, il quale, oltre alla paura, rimediò una ferita alla testa giudicata guaribile in dieci giorni. I rapinatori, invece, dopo aver arraffato il bottino, ossia oltre 10mila euro in contanti, gioielli, orologi e altri oggetti di valore, fuggirono dalla villa. Una fuga che per due di loro durò pochissimo in quanto furono subito acciuffati grazie al tempestivo intervento della polizia. Mujkic e Hadzovic furono presi in poco tempo. Hadzovic si era nascosto in un locale caldaia vicino all’ufficio postale, mentre Mujkic era entrato in una casa in costruzione, non lontano dalla villetta dei Canta. Determinante per l'arresto di Mujkic fu l'intervento del dirigente della Mobile, Dante Cosentino, quel giorno libero dal servizio che, accorgendosi del trambusto in zona, si attivò immediatamente e partecipò alle ricerche. Poco dopo, insieme all’assistente capo Marco Faieta, anche lui della Mobile, individuò e bloccò il rapinatore in un casolare abbandonato nelle vicinanze. Ramovic, invece, fu arrestato il mese dopo a Roma.