Rapina sul lungomare, presi due bulli

Uno di 15 anni e l’altro di 16: hanno rubato telefono, sigaretta elettronica e soldi a un giovane. L’amico è riuscito a fuggire
PESCARA. «Svuota le tasche, altrimenti da qua non esci vivo. Tu non sai chi sono e cosa sono capace di farti». Sono le parole pronunciate da due bulli di appena 15 e 16 anni che il 6 marzo, attorno, alle 18.30, hanno avvicinato tre giovani e ne hanno rapinato uno mentre un altro è riuscito a fuggire prima che gli portassero via gli effetti personali. Li ha individuati la polizia che, a conclusione delle indagini, ha rimesso tutto al Tribunale dei minorenni dell’Aquila e il giudice Cecilia Angrisano ha disposto per entrambi il collocamento in comunità.
Per incastrare i bulli è stato prezioso il racconto delle vittime e del terzo giovane, che ha assistito ai fatti. Nonostante il timore di ritorsioni o di nuovi soprusi, i malcapitati hanno ricostruito minuziosamente l’accaduto e riconosciuto in foto i responsabili che sono volti già noti alle forze dell’ordine, anche per rapina, nonostante la giovanissima età.
I fatti sono avvenuti in pieno centro, dove i bulli, circondati da altri amici, hanno preso di mira un 17enne e un 18enne della provincia. Le cose vanno così, stando al racconto delle vittime. I due stanno passeggiando con un terzo amico in via Carducci e incontrano un gruppo di giovani, sette o otto, che cominciano a chiamare a voce alta. L’amico delle vittime si ferma, conoscendo uno di quei ragazzi, ma subito si irrita perché qualcuno lo sta filmando col telefonino. Infastidito, chiede di smetterla ma subito la situazione si fa incandescente. Uno dei balordi gli si rivolge a brutto muso, dicendogli: «Se vuoi fare casino viene in disparte», ma il giovane non raccoglie la sfida, anzi cerca di allentare la tensione e lo stesso fanno i suoi amici.
In quei momenti i due gruppi attraversano la zona dei giardinetti e si spostano sul lungomare. Lì la tensione sale ancora di più. Uno dei bulli passa alle maniere forti. Afferra il 18enne per il giubbino e lo trascina dietro al muro dello stabilimento balneare Sole & Luna. «Svuota le tasche», si sente dire, «altrimenti da qua non esci vivo, tu non sai chi sono e cosa sono capace di farti». Nonostante la paura, lui non cede. Gli infilano le mani in tasca e lo schiaffeggiano ma il malcapitato riesce a divincolarsi e fugge via spaventato.
La stessa sorte tocca all’altro, il 17enne, che viene preso per il giubbino e portato a forza dietro allo stabilimento: in due lo tengono fermo mentre un terzo fruga nelle tasche del 17enne e gli ruba il telefono, poi gli chiede il codice di sblocco dell’Iphone. Gli altri componenti della banda non muovono un dito, non aiutano la vittima. Anzi, restano a guardare e sghignazzano. Uno dei due che lo blocca infila le mani nelle sue tasche e prende la sigaretta elettronica e 15 euro. Poche ore dopo la vittima denuncia l’accaduto, raggiungendo la questura con il padre. Vuota il sacco nonostante uno dei suoi amici, il testimone della rapina, lo abbia invitato a non fare denuncia e a non raggiungere più Pescara perché il gruppo che hanno incontrato è pericoloso. La squadra mobile, agli ordini di Pierfrancesco Muriana, raccoglie la denuncia del ragazzo rapinato e dell’amico che ha subito il tentativo di rapina, oltre alla testimonianza del terzo amico.
Il racconto dei tre si rivela fondamentale per identificare i due responsabili. Vengono riconosciuti in foto e, ancora prima di sporgere denuncia, la vittima della rapina ha effettuato una ricerca su Facebook, risalendo a uno dei giovani che gli ha portato via le sue cose. Il 15enne viene rintracciato dalla Mobile, riconsegna il telefono rubato e poi anche la sigaretta elettronica, ammette le proprie responsabilità e si dice pentito. Ma entrambi, sostiene il gip, risultano «pericolosi socialmente» e potrebbero «reiterare il reato». Quindi finiscono in comunità, anche per favorire la «risocializzazione».
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