Rapinata due volte dallo stesso bandito

La titolare della parafarmacia minacciata di morte e derubata a distanza di sei giorni da un giovane a volto scoperto
PESCARA. Rapinata due volte a distanza di sei giorni e sempre dalla stessa persona, dallo stesso ragazzo alto, esile, biondino, dagli occhi chiari, che a volto scoperto e con l’accento meridionale l’ha minacciata di morte prima di fuggire con l’incasso. In pieno centro, in pieno giorno.
Vittima di tanta spregiudicata arroganza è la contitolare della parafarmacia di via Venezia, la dottoressa Patrizia De Gennaro, che al Centro affida tutta la sua frustrazione e la sua rabbia. «È tornato, sì, è tornato lunedì a mezzogiorno. Con le macchine in doppia fila qui fuori, davanti all’uscita del liceo classico, lui è entrato nel negozio ed è venuto diretto al bancone. Mi ha detto che mi ammazzava se non gli davo i soldi e intanto ha allungato il braccio e ha arraffato cento euro nella cassa. Anzi, poi non contento ci ha rimesso la mano e si è preso anche il pacchetto dei dieci euro. In tutto 150 euro. Ma non è una questione di soldi. Il problema è che adesso mi sento violata, impotente. Abbandonata».
Continua a farsi forza la dottoressa che a 61 anni compiuti proprio ieri, racconta di non aver mai vissuto una situazione di questo genere. «Sono 38 anni che lavoro, in farmacia ho fatto i turni notturni e ci ho passato più della metà della mia vita, ma questo non mi era mai successo. Adesso regna sovrana l’impunità, non c’è certezza della pena. Che cosa ci perdono loro? Niente. Gli unici che ci perdono siamo noi che lavoriamo, sono io che l’ho rincorso, che ho cercato di prenderlo, di fermarlo. E invece sono caduta e mi sono fatta malissimo a un ginocchio. Ma l’ho fatto per un senso di ribellione alla presunzione con cui è tornato, come a dire “tanto faccio quello che mi pare”. La prima volta, martedì 13 febbraio, l’ho lasciato fare, quando è andato via mi sono anche chiusa dentro, sembrava in crisi di astinenza, ho avuto paura. Stavolta invece no, quando l’ho visto tornare, prendere i soldi e scappare allora ho detto basta. E gli sono corsa dietro strillando».
Una reazione che la dottoressa quasi non si aspettava da se stessa, «non sono per la giustizia fai da te», ma tanto è stato. Il rapinatore è scappato e lei, «un metro e 50 di altezza», non si è fatta trovare impreparata. L’ha rincorso, ha cercato di bloccarlo «anche se era alto un metro e ottanta», anche se era giovane ed era un rapinatore. «Purtroppo sono caduta», va avanti, «mi sono fatta malissimo a un ginocchio ed essendomi operata all’anca ho temuto subito il peggio. Per fortuna l’anca è a posto, è il ginocchio che mi fa malissimo, dopo un giorno è ancora gonfio e dovrò fare le lastre. E sono comunque qua, al lavoro, seriamente come tutti i giorni».
Eppure, come racconta lei stessa, non è più come prima. Anzi. «Mi vedo e mi sento abbandonata, molto abbandonata, e adesso sto pensando di tirare i remi in barca, sto cercando di trovare un pochino di forza per andare avanti ma è difficile, stavolta è davvero difficile». Intanto metterà le telecamere la dottoressa, che adesso non vuole più stare da sola in parafarmacia. «C’è sempre qualcuno con me, potrei mettere anche il campanello ma non me la sento. Portare il camice bianco vuol dire aiutare gli altri, essere disponibili. Non riuscirei a chiudermi dentro». Anche se la rabbia c’è, come la frustrazione e il senso di impotenza. «Dopo che sono caduta si è fermata tanta gente a soccorrermi, la signora del negozio vicino è rimasta con me a consolarmi, ma quello è scappato comunque. Per la seconda volta».
Indaga la polizia.
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