Recuperati sani e salvi i 3 dispersi «Ecco come li abbiamo trovati»

16 Marzo 2021

Gli esperti del Soccorso alpino e la nottata di ricerche pensando alla tragedia del monte Velino Ma da ieri sono tornati a casa la 44enne di Cepagatti, il 43enne di Lanciano e il 59enne di Bisenti

FARINDOLA. Stanchi, infreddoliti e psicologicamente provati. Si è risolta con un grande spavento la disavventura che domenica ha colpito tre escursionisti durante un’uscita nella zona di Rigopiano.
F.F. di Cepagatti del 1977, C.C. di Bisenti del '62 e G.R. di Lanciano del ’78 sono stati ritrovati poco prima dell’una di notte dal Soccorso alpino e speleologico d’Abruzzo e dai carabinieri, nel vallone del Voltigno. L'allarme era scattato intorno alle 20 quando i familiari, non vedendoli rientrare e non riuscendo a mettersi in contatto con loro hanno allertato il 118 di Pescara.
Da lì è scattata la procedura che ha visto il coinvolgimento dei soccorritori alpini. «In un primo momento ci era stata indicata come località Rigopiano. La zona dell'escursione scelta era quella del Monte San Vito», racconta Paolo Di Quinzio, responsabile della stazione di Penne del soccorso alpino e speleologico. «Siamo saliti su con due squadre, composte da 8 persone più la volante dei carabinieri. Una volta arrivati a Rigopiano non abbiamo trovato le auto e quindi ci siamo concentrati su un’altra direzione».
Accertato che le macchine non erano nemmeno nella piana di Vado di Sole, e andata a vuoto la triangolazione dei telefoni per rintracciare l’ultimo segnale, i soccorritori si sono diretti verso la Valle d’Angri dove hanno trovato le auto e, poco dopo, i tre escursionisti che stavano riscendendo. A mandarli in confusione è stato il buio, ma anche il maltempo. «Ieri le condizioni meteo nel pomeriggio erano peggiorate, sotto pioveva e in quota nevicava», afferma Di Quinzio. «Hanno fatto un lunghissimo giro, in un itinerario da più di 15 km, tra i 900 e i 1.200 metri di altezza, che generalmente si fa in periodo estivo. Erano molto stanchi e infreddoliti, ma per fortuna stavano bene».
Inevitabile non pensare alla terribile tragedia che a gennaio ha colpito quattro escursionisti di Avezzano, travolti da una valanga sul Velino e che per un mese ha tenuto con il fiato sospeso tutto l’Abruzzo. «Fin tanto che non si sa di preciso cosa sia accaduto, il timore c’è sempre», commenta Daniele Perilli, presidente regionale del soccorso alpino, in continuo contatto con le squadre durante le operazioni. «È pur vero però che la quota in quella zona è bassa e il terreno non era innevato».
«Noi ci eravamo attrezzati perché sul monte del San Vito, la prima indicazione che ci era stata data, in questi giorni c'erano stati dei distacchi di neve», aggiunge Di Quinzio, «e quindi se fosse stato quello l'itinerario ci sarebbe stata una situazione di pericolo. I ragazzi erano in assetto da valanga e abbiamo portato il cane molecolare. Quando non abbiamo trovato le macchine in quel punto, per fortuna lo scenario è cambiato»., conclude il responsabile del Soccorso alpino pennese.
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