Reddito di cittadinanza in città: chi rischia di non prenderlo più

Sono 2.500 i percettori, dovrebbero conservare l’aiuto le 500 famiglie con minori, disabili o anziani E l’assessore Sulpizio rivendica: «Pescara tra i Comuni che si avvale maggiormente del loro lavoro»
PESCARA. Invalidi, pensionati in difficoltà e chi è privo di reddito e ha figli minori a carico. Sono queste le uniche categorie per cui il reddito di cittadinanza potrebbe proseguire regolarmente. Per tutti gli altri, la misura di sostegno introdotta dal Movimento 5 Stelle potrebbe davvero avere vita breve. Il premier Giorgia Meloni è stata chiarissima e anche nel suo discorso alla Camera ha anticipato le intenzioni del suo governo. Tra queste, l’obiettivo di lasciare il reddito a tutti coloro che non sono nella condizione di poter lavorare.
Nella città di Pescara ci sono, al momento, 2.590 nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza. Di questi, 1.120 sono assegnati al Comune di Pescara per la loro gestione, mentre gli altri 1.470 sono seguiti dal Centro per l'impiego di Pescara.
Entrando nel dettaglio dei numeri «379 sono nuclei familiari con minori», spiega Adelchi Sulpizio, assessore comunale alle Politiche sociali, «64 sono famiglie che percepiscono il reddito al cui interno ci sono persone con disabilità, e 55 invece hanno membri sopra i 65 anni».
Difficile prevedere per il momento chi davvero si ritroverà senza il paracadute del reddito. Tuttavia, stando al programma della presidente Meloni, che dovrà essere tradotto in legge, questi quasi 500 nuclei familiari seguiti dal Comune, in cui rientrano le tre categorie considerate fragili e non in condizione di poter lavorare, potrebbero conservare la misura di sostegno. Per gli altri il rischio di perdita dell'incentivo è altissimo.
Il Comune di Pescara ha sempre utilizzato alcuni dei percettori del reddito di cittadinanza per l’impiego in attività di pubblica utilità. «Pescara è una delle prime città d’Italia ad aver attivato i progetti di utilità collettiva (Puc) ed è anche uno dei Comuni che se ne avvale maggiormente per offrire servizi efficaci alla comunità», rivendica Sulpizio. I beneficiari del reddito di cittadinanza sono tenuti a dare, nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale, la disponibilità di almeno 8 ore settimanali per i progetti nel Comune di residenza.
Solo all’interno dell’ente, prestano servizio 230 persone che si impegnano in diverse mansioni: nell’attività di “nonni vigili”, tutelando la sicurezza dei bambini in entrata e in uscita dalle scuole; collaborano con il progetto sulla mobilità sostenibile Pedibus; si occupano di evitare assembramenti davanti alle scuole; sono addetti alle manutenzioni stradali e scolastiche; sono operai nel settore del verde pubblico; si occupano di informazioni all'interno dei musei e svolgono diverse mansioni negli uffici comunali o negli impianti sportivi. Il Comune, inoltre, ha attivato iniziative in collaborazione con altri enti pubblici, come Asl e tribunale e con le associazioni del terzo settore che vedono altri percettori impegnati in diverse attività. «Rispetto ai dati nazionali, siamo tra le città che maggiormente utilizzano i percettori del reddito, in modo da fornire un servizio migliore per la comunità», dice ancora Sulpizio. «Quando eventualmente ci saranno variazioni alla norma, ci atterremo a quello che prescriverà la legge. Gli assistenti sociali del Comune», specifica l’assessore «svolgono un’attività a monte, per analizzare competenze e inclinazioni dei percettori e assegnare loro le mansioni più adatte e poi a posteriori di verifica e di controllo. Non portare a termine le attività assegnate o non presentarsi a un colloquio, può comportare la decadenza del reddito».
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