Reddito di cittadinanza, irregolari 2 su 3

11 Febbraio 2023

C’è chi dice di non avere nulla e invece ha case e auto di lusso, e chi è titolare di un’impresa: ecco i casi scoperti dai finanzieri

PESCARA. C'era chi nelle autocertificazioni scriveva di non possedere nulla e, invece, aveva appartamenti, auto di lusso o era addirittura titolare di impresa. Ma c’era anche chi, per non farsi revocare o ridurre il sostegno economico, evitava di comunicare all’Inps, entro i 30 giorni previsti, le variazioni di reddito o del patrimonio.
Nel corso dei controlli a tappeto, svolti tra il 2022 e il 2023, i finanzieri del comando provinciale di Pescara, diretti dal colonnello Antonio Caputo, hanno rilevato in due casi su tre indebite percezioni del reddito di cittadinanza.
Generalmente sono state riscontrate significative differenze tra quanto veniva indicato nelle autocertificazioni e quanto, invece, risultava dalle banche dati o negli atti presenti negli uffici anagrafici dei comuni di residenza o anche tramite il controllo economico del territorio. Ne è esempio l’omessa comunicazione, da parte del nucleo familiare beneficiario dei redditi percepiti o del possesso di autovetture di lusso. Di qui sono stati fatti ulteriori approfondimenti, incrociando le informazioni presenti nelle domande di reddito e contenute nelle Dichiarazioni sostitutive uniche, con i dati e le informazioni presenti nelle banche dati dell'Inps, e si è scoperto che veniva fatto di tutto pur di accaparrarsi il sostegno. Alcuni stranieri hanno dichiarato di risiedere in Italia da oltre 10 anni quando nella realtà, si è poi scoperto, erano arrivati solo da pochi mesi. In tanti hanno prodotto false o parziali dichiarazioni sulla propria posizione lavorativa o giudiziale, nascondendo condanne penali definitive o misure cautelari da parte dei componenti del nucleo familiare e, ancora, hanno presentato dichiarazioni non veritiere sulla composizione della propria famiglia.
E non è finita qui: per ottenere il reddito di cittadinanza o per non farselo togliere, c’è anche chi ha omesso di far presente di essere titolare di attività o di cariche sociali. Per la finanza, campanello questo «di potenziali frodi connesse a escamotage come, ad esempio, il ricorso a prestanome».
Durante gli accertamenti, le fiamme gialle hanno scoperto diversi casi di persone che percepivano il sostegno in quanto disoccupati, e poi investivano denaro nel gioco o nelle scommesse on line. Molti, inoltre, risultavano disoccupati, ma poi lavoravano in nero. Ad esempio, nel settore delle onoranze funebri.
Nell’ambito della recente operazione Steal Jobs, i finanzieri hanno individuato 160 lavoratori irregolari e fra loro c’erano appunto percettori del reddito di cittadinanza.
Lo scorso anno è stata anche scoperta una truffa ad opera di un tabaccaio di Montesilvano che, con una piccola provvigione faceva figurare falsi acquisti di merce nel suo esercizio, ad opera di titolari di reddito di cittadinanza che riuscivano così a eludere le strette norme imposte dal governo sull’utilizzo della card.
I controlli e le varie operazioni condotte sono state volte ad evitare lo sperpero di denaro pubblico, che nei casi portati alla luce è stato «distratto dai reali fini sociali». Un lavoro certosino, un’analisi accurata mediante la quale i finanzieri del comando provinciale sono riusciti a ricostruire un sistema subdolo di raggiri alle casse dell’Inps, facendo emergere «un fenomeno illegale altamente dannoso per la rete di protezione economica offerta dallo Stato contro l'indigenza».