Regione, duello politico sui fondi a pioggia

22 Luglio 2024

Sospiri lancia la sfida a D’Amico e lo invita a un confronto pubblico davanti ai 2.287 beneficiari

L’AQUILA. «Su quella che il professor Luciano D’Amico ha ribattezzato “legge-mancia” ritengo più che mai opportuno aprire un confronto pubblico dinanzi ai cittadini, agli amministratori e alle migliaia di associazioni del nostro territorio o, se preferisce, può essere privato, ovvero può tenersi in Commissione. Un confronto che sicuramente gli permetterà di superare pregiudizi stereotipati e precostituiti, per comprendere la natura, l’ossatura e le fondamenta di una legge che a oggi rappresenta uno degli strumenti più importanti, nato dalla condivisione con tutte le forze di opposizione in Consiglio regionale, per tenere in vita una parte fondamentale del nostro stesso tessuto territoriale altrimenti destinato a scomparire per la difficoltà di accesso a fonti di finanziamento».
È questa la sfida lanciata ieri dal Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, al capo della minoranza che due giorni, con il Pd ed i 5 Stelle, ha sferrato l’attacco al centrodestra sulla legge omnibus che, alla fine del 2023, ha distribuito fondi a pioggia a 2.287 beneficiari per un importo totale di 22.322.000 euro. A discapito di quei servizi essenziali di assistenza che ci vedono ultimi in Italia.
«Mance elettorali», le ha definite l’opposizione del Patto per l’Abruzzo. Innescando lo scontro politico con il centrodestra e la reazione di Sospiri. «Cancellare quella norma, come chiede con tono perentorio il professor D’Amico, significa distruggere tutto il comparto dell’ordinaria manutenzione di quei piccoli Comuni, che poi costituiscono la stragrande maggioranza del nostro territorio, ovvero impedire l’acquisto di scuolabus, il rifacimento di una scuola, la realizzazione di un’area verde, la manutenzione di piccoli centri di aggregazione, il rifacimento di una strada», ribatte il presidente del Consiglio.
«In secondo luogo quella legge supporta l’attività preziosa di centinaia di associazioni culturali, sportive e sociali del nostro Abruzzo, che operano con i bambini e i ragazzi, svolgendo un’attività fondamentale specie nelle aree interne, che si rivolgono a realtà spesso di emarginazione e disagio, che promuovono e conservano le nostre tradizioni, evitandone la dispersione, fatto salvo», rimarca Sospiri, «che mai è stato o verrà erogato un centesimo pubblico che prima non sia stato debitamente rendicontato e già speso per finalità precise e verificabili, e soprattutto solo dopo aver dato copertura finanziaria ai servizi essenziali e indispensabili che la Regione deve garantire». Lo stesso Sospiri però ammette la possibilità di «correggere le distorsioni derivate dalla legge», ma invita D’Amico «ad accantonare l’idea di gettare via il bambino con l’acqua sporca».
Intanto il Pd fa quadrato. «La destra al governo è convinta che i soldi pubblici siano una cosa da usare a proprio piacimento, a prescindere da regole e leggi, all'insegna di un dilagante amichettismo incurante dei bisogni reali dei cittadini. Per questo chiediamo che si ritiri la “legge-mancia” - attaccano i parlamentari Michele Fina e Luciano D'Alfonso e il segretario regionale Daniele Marinelli. «Ribadiamo che i fondi pubblici devono essere assegnati tramite bandi che stabiliscano precisi criteri di selezione che vadano a premiare il valore e l'utilità sociale delle attività finanziate. Invece la “legge-mancia” – affermano - ha violato e viola il principio della parità di accesso alle risorse pubbliche facendo dell'amicalità con i rappresentanti istituzionali un bene monetizzabile. Con le stesse risorse», concludono, «si potevano garantire ai cittadini abruzzesi centinaia di migliaia di esami e prestazioni mediche in una Regione ove il diritto alla salute è sempre più un miraggio». (l.c.)
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