Regione, Florindi ci ripensa «Resto a fare il sindaco»

15 Settembre 2018

Città Sant’Angelo. Dietrofront del primo cittadino dopo l’annuncio a candidarsi «La legge è ingiusta, ma non mi dimetto. Non lascio il territorio a un commissario»

CITTÀ SANT’ANGELO. Gabriele Florindi ci ripensa. Dopo aver annunciato durante l’estate le sue dimissioni da sindaco di Città Sant’Angelo per candidarsi al consiglio regionale, ieri in una nota stampa ha comunicato il suo dietrofront. «Una scelta molto difficile da prendere», spiega, ma «necessaria»: la rinuncia definitiva all’Emiciclo è stata decisa giovedì in una riunione del Partito democratico di Città Sant’Angelo. «Ho riflettuto a lungo sulla possibilità di una candidatura regionale», chiarisce Florindi. «Sarebbe stata la degna conclusione di 30 anni di onorata militanza politica, senza considerare che da troppo tempo manca un rappresentante in Regione che appartenga al nostro territorio». Ma abbandonare Città Sant’Angelo «ben 8 mesi prima delle elezioni nelle mani di un commissario prefettizio», senza portare a termine «alcuni tra i punti più importanti del nostro programma elettorale» è stato giudicato un sacrificio eccessivo per la comunità dal primo cittadino e dal suo partito. Una decisione a sorpresa, dopo le parole del segretario cittadino Antonio Melchiorre che aveva garantito l’appoggio della sezione locale del Pd. «Anche se condividiamo in pieno le sue perplessità», puntualizza ora Melchiorre «come partito eravamo pronti a sostenerlo. Si tratta di una scelta personale, per noi meritava la candidatura. Gli siamo comunque accanto anche in questa decisione, una scelta dovuta al suo legame per la comunità».
Florindi descrive l’abbandono dell’incarico di sindaco come «un passo troppo doloroso», un «tradimento nei confronti dei tanti elettori che mi hanno sostenuto e che continuano a dimostrarmi la loro vicinanza». Il primo cittadino angolano critica poi la legge regionale che ha imposto ai sindaci intenzionati a candidarsi al consiglio regionale, le dimissioni entro oggi: «Una legge che reputo ingiusta. Un sindaco è una sorta di padre per la propria comunità, ha innumerevoli responsabilità sopra le proprie spalle e non può permettersi, se ha un briciolo di etica umana oltre che politica, di abbandonare tutto con così grande anticipo lasciando il proprio territorio in balìa di eventi e situazioni che ogni anno diventano più difficili da affrontare e imprevedibili, e che certamente un commissario non gestirebbe con la stessa premura, passione e attenzione che contraddistingue ogni sindaco che ama la propria cittadina». Negli ultimi mesi il percorso dell’amministrazione Florindi è diventato accidentato, con i voti di vantaggio della maggioranza che si sono assottigliati fino a diventare uno solo dopo gli addii di Sinistra Italiana e Mdp Articolo 1: anche per questo, a meno di un anno dal voto, un periodo di commissariamento potrebbe mettere in ulteriore difficoltà il centrosinistra.