Regione nel guado: giù Pil e occupati
Analisi della Cisl e dell’economista Mauro: 10mila posti in meno nell’industria, 3mila nelle costruzioni, mille nei servizi
PESCARA . Sono 14mila, di cui 10mila nell’industria, 3mila nelle costruzioni e mille nei servizi i posti persi in Abruzzo nel secondo trimestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un numero che stride, soprattutto se si considera che a livello nazionale l’occupazione è salita di ben 239mila unità nello stesso periodo di riferimento.
PROFONDO ROSSO. Un quadro da “profondo rosso” quello delineato ieri dal segretario generale della Cisl Abruzzo Molise, Leo Malandra, e dal professor Giuseppe Mauro, economista, docente di politica economica all’università D’Annunzio, soprattutto se si va a innestare su altri due elementi sui quali una riflessione sarebbe quantomai opportuna: il calo dell’export (meno 1,9%) e il crollo del Pil del 5,1% tra il 2008 (l’anno della crisi finanziaria nata dai mutui sub prime) e il 2018. Un dato inferiore al Sud (10,4%), ma più del doppio rispetto al Nord (2,4%) e quasi un punto sopra la media nazionale.
LA FISARMONICA. Nel 2008 gli occupati in Abruzzo erano 508mila; nel secondo trimestre del 2018 erano 505mila, 20mila in più del 2017, quando l’asticella si era attestata a 485mila; ma nel secondo trimestre del 2019 sono tornati a scendere fino a quota 491mila. Un andamento a “fisarmonica”, il segno della sofferenza di un sistema produttivo caratterizzato da una moltitudine di piccole e micro imprese (sono l’81% del totale, ha detto Malandra), che assorbono il 51% degli occupati e che, evidentemente, hanno grandi difficoltà a rimanere sul mercato.
AL RIBASSO. «Un trend negativo», ha detto Malandra parlando dell’occupazione, «che ha interessato tutto il settore dell’industria. Il numero dei lavoratori in agricoltura è rimasto stabile e nei servizi, invece, è diminuito di mille occupati. Registriamo un rallentamento delle assunzioni complessive, anche se sono superiori alle cessazioni. Se scorporiamo il dato sono in lieve crescita i contratti a tempo indeterminato, anche se le aziende continuano a prediligere quelli a tempo determinato. Secondo i dati Inps, inoltre, sono in aumento il numero delle trasformazioni contrattuali».
I DAZI E LA GERMANIA. All’interno di un sistema economico mondiale, è chiaro che le tensioni sui mercati esteri finiscono col ricadere anche sull’Abruzzo, soprattutto se i Paesi direttamente interessati sono i nostri partner commerciali più importanti. «Emerge», ha detto il professore Mauro, «che gran parte della crescita regionale è dovuta alla spinta propulsiva della domanda estera». Se l’economia della Germania rallenta, se l’Europa nel suo complesso rallenta tanto da spingere Mario Draghi a segnalare l’opportunità di rivedere le attuali regole di bilancio, se persino la Cina rallenta sotto i colpi dei dazi, è un problema. E su tutto, ha detto l’economista, «le criticità strutturali che ci portiamo avanti da inizio Millennio».
IL LAVORO AL CENTRO. «Il lavoro va posto al centro dell’azione di politica economica della regione. Non solo per allargare la sfera occupazionale e il percorso di crescita», ha aggiunto il professor Mauro, «ma anche per assegnare ai giovani un ruolo ben definito all’interno dei processi di innovazione e di sviluppo competitivo».
UN’IDEA DI SVILUPPO. Occorrerebbe, per il segretario della Cisl, Malandra, un’idea di sviluppo di qui a i prossimi 20 anni. «Per il rilancio dello sviluppo appare quanto mai opportuno favorire una adeguata politica degli investimenti mettendo in cantiere quanto previsto dal Masterplan, dalla Carta di Pescara e dall’imminente riconoscimento delle Zes. Ma tale politica di investimenti deve partire da una visione strategica che deve ricomprendere l’Abruzzo contestualmente nei flussi commerciali europei previsti dalle reti Ten-T, sia inerenti il corridoio Baltico-Adriatico che quello traversale Barcellona-Civitavecchia-Ortona-Ploce. Spetta alla politica regionale dare risposte, recuperando un confronto con le forze sociali, al momento del tutto assente, se non sporadicamente attivato per tentare di dare risposte a qualche emergenza».

