Renisi: «Servono tempi certi sugli ucraini»

La presidente di Federalberghi e i trasferimenti dei profughi: sull’ospitalità ormai navighiamo a vista
MONTESILVANO. «Navighiamo a vista». Così Daniela Renisi, presidente di Federalberghi Pescara e titolare dell’hotel Antagos a Montesilvano, commenta la situazione vissuta dalle strutture ricettive alle prese con l’ospitalità dei rifugiati ucraini. Dopo l’ordinanza emessa dalla Protezione civile che da fine novembre ha escluso la possibilità, per gli hotel, di continuare a fornire ospitalità alle persone in fuga dalla guerra, che saranno invece dirottate nei centri di accoglienza, la situazione appare in continua trasformazione con disagi per entrambi. Da un lato gli ucraini, che già nelle scorse settimane hanno lanciato il loro appello per chiedere alle istituzioni di rimanere a Montesilvano, anche alla luce dei lavori trovati, delle scuole frequentate dai loro figli e dell’indipendenza che da mesi si stanno impegnando a conquistare. Dall’altro gli albergatori, che sanno che prima o poi le loro strutture verranno liberate ma non ne conoscono i tempi e le modalità con conseguenti difficoltà nell’organizzazione del lavoro. «Sappiamo che l’ordinanza esclude gli hotel tra le strutture individuate per l’accoglienza e che verremo avvertiti una settimana prima del trasferimento», spiega Renisi, «ma non sappiamo se questo avverrà nell’arco di poche settimane o di mesi, anche perché le strutture, in regione, non sono molte».
Attualmente in Abruzzo sono 3.900 gli ucraini negli hotel, di cui poco meno di 1.600 nella provincia di Pescara. La scorsa settimana ne sono stati ricollocati 245, mentre il prossimo trasferimento dovrebbe interessare 552 persone. «È giusto che, dopo la fase emergenziale, gli hotel tornino alla loro vocazione turistica», dice Renisi, «ma bisogna prestare attenzione alle modalità. Gli hotel si stanno svuotando pian piano e, sotto certi numeri, diventa insostenibile far fronte alle spese per gas ed energia elettrica. Anche perché bisogna ricordare che non si tratta di turisti che soggiornano nelle strutture solo di notte, ma di persone che vi trascorrono la maggior parte del tempo». Per esempio, in termini di numeri, l’hotel Antagos a inizio emergenza ospitava 117 ucraini, oggi sono rimasti in 50, anche per via di chi ha scelto di trasferirsi altrove o di tornare in Ucraina. (a.l.)

