Renzi e il ragazzino a Buenos Aires

17 Febbraio 2016

L’incontro tra il premier e un 13enne pescarese nella visita alla scuola italiana

PESCARA. «Prima di parlare di affari, di cooperazione culturale, dello sport, del calcio, voglio dirvi che qui mi sento come a casa». Ha esordito così, davanti a una platea di studenti, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel corso della visita alla scuola italiana “Cristoforo Colombo” di Buenos Aires e ha subito sciolto il ghiaccio. Tra quei giovani, seduto in terza fila, a poca distanza dal premier, c’era anche un pescarese, Marco Buda, 13 anni, che si è trasferito in Argentina da un anno e mezzo e frequenta proprio quella scuola.

In questo appuntamento assolutamente fuori dal normale Marco si è divertito, come ha raccontato poi ai familiari che gli hanno chiesto un resoconto dall’Italia.

Renzi si è avvicinato, ha raccontato il tredicenne, e gli ha stretto la mano, come mostra una foto pubblicata dall’Agenzia Ansa che ha fatto il giro del mondo. Il presidente del Consiglio lo ha salutato, gli ha chiesto l'età e, quando ha saputo che ha appena 13 anni, ha esclamato che è davvero alto, per essere così giovane, e lo ha squadrato da capo a piedi (Marco è alto un metro e 78).

C’era stato anche un altro momento particolare, rimasto impresso a questo giovane abruzzese, emigrato dall’Italia per seguire il papà Alessandro, dipendente del ministero degli Esteri presso l’ambasciata italiana, la madre Kathya e la sorella maggiore, Teresa. In questo anno e mezzo Marco non ha perso la fede biancazzurra, continua a tifare per la squadra della sua città e, quando raggiunge l’Abruzzo in vacanza, non perde neppure una partita allo stadio.

Quando Renzi è salito sul palco e si rivolto agli studenti della “Cristoforo Colombo”, quasi tutti argentini, ha chiesto simpaticamente di urlare il nome della squadra del cuore. E lui ha detto «Pescara», uscendo sicuramente fuori dal coro.

Tracciando un bilancio di questo incontro Marco Buda parla di un Renzi «simpatico e gentile, giovanile nei modi, che ha evitato di parlare di politica» tra i ragazzi che frequentano la scuola italiana.

«È piaciuto a tutti», anche ai compagni argentini di Buda che, nel corso della manifestazione, hanno ascoltato un messaggio di grande apertura da parte del premier. «Con i francesi possiamo dirci cugini ma con l'Argentina parlerei di sorelle», ha osservato. «Argentina e Italia», ha detto ancora, «possono fare tante cose insieme, in tanti settori. Vedrete nei prossimi mesi quante visite, incontri, delegazioni».

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