Renzi punta su Paolo il moderato che piace E il Pd si ricompatta

Dall’esperienza con Prodi alla corsa (persa) per il Campidoglio Un profilo che mette tutti d’accordo. Verso il congresso a marzo
ROMA. A metà mattinata, di ritorno dalla sua Pontassieve, Matteo Renzi incontra Paolo Gentiloni. E riprende così in mano la partita del governo, a dispetto di chi - notano parlamentari vicini al premier - nella maggioranza Pd aveva provato a giocare in proprio nei giorni scorsi. Il leader dem riannoda i fili nel partito. E in serata si fa largo, nel pieno rispetto delle prerogative del presidente Sergio Mattarella che solo domani concluderà le consultazioni, con l’ipotesi che l’incarico per il nuovo governo possa essere dato addirittura entro domani. E che il Pd possa dare il suo sostegno a un governo di scopo per cambiare la legge elettorale e permettere che si vada al voto con un sistema omogeneo. Un governo che Renzi non accetterebbe di guidare ma che sembrebbe portare a Palazzo Chigi lo stesso Gentiloni, ora in pole position nel lotto dei nomi che circolano. Il profilo del ministro degli Esteri sembra quello perfetto per superare l’impasse: da parlamentare è stato uno tra i primi a sostenere la corsa di Renzi ai vertici del Pd, ed è gradito al segretario e premier uscente. Ma ha anche l’esperienza internazionale necessaria per affrontare gli appuntamenti in programma, a partire dal Consiglio europeo di giovedì prossimo, che ha all’ordine del giorno questioni chiave come l’immigrazione e i rapporti Ue-Turchia. È stato responsabile delle Comunicazione della Margherita, quindi ministro delle Comunicazioni con Romano Prodi, nel 2006, per poi tentare, nel 2013 la corsa alla candidatura a sindaco di Roma, dov’è finito terzo dietro a Ignazio Marino nelle primarie del centrosinistra. Sempre con un profilo di moderazione che ora potrebbe portarlo d’improvviso a Palazzo Chigi.
Ma la discussione è ancora aperta. Di primo mattino, ieri, Renzi rassicura con un messaggio i parlamentari a lui vicini che non ha intenzione di lasciare ad altri nel partito il “boccino” della crisi. Tanto che sembra accelerare anche sul Congresso: potrebbe essere convocato per marzo dall'assemblea del partito che si dovrebbe tenere a brevissimo, domenica 18 dicembre. Il premier in mattinata torna a Roma e incontra prima Gentiloni, poi Maurizio Martina e, verso ora di pranzo, Pier Carlo Padoan. In giornata sente Matteo Orfini, in un giro di orizzonte con tutte le aree della maggioranza Pd chiuso in serata da un incontro con Dario Franceschini, che guida la componente più numerosa.
Il premier, osserva qualche renziano, è sempre rimasto pienamente titolare della partita grazie al sostegno garantitogli da Martina e Orfini, che puntellano la maggioranza , e così può chiudere la strada a ipotesi che lo scavalchino. Ma non può prescindere, ribattono fonti di Area dem, dal sostegno dei franceschiniani. Uno snodo cruciale dunque è l’incontro di circa un’ora che avviene in serata tra premier e ministro: dopo giornate di sospetti su possibili accordi tra Franceschini e Berlusconi, i due si chiariscono. «Il Pd fa gioco di squadra per chiudere la crisi di governo», assicurano i franceschiniani. Ancora la partita, sottolineano i vertici dem, non è chiusa.
Oggi la delegazione Pd indicherà a Mattarella l’ipotesi del governo di responsabilità a larga maggioranza, secondo la linea emersa in direzione. Ma se i partiti di opposizione e anche Forza Italia si tireranno fuori, potrebbe entrare in campo la soluzione del governo di scopo. Difficilmente praticabile sembra infatti l’idea che Renzi resti da dimissionario fino alla sentenza della Consulta sull’Italicum. Sul campo ci sarebbe come prima ipotesi un Renzi bis. Ma il premier non sembra interessato al reincarico, dunque l’alternativa sarebbe un governo guidato da un ministro dem. L’ipotesi più quotata appare quella di Gentiloni premier (il ministro degli Esteri torna in serata una seconda volta a Chigi), con Padoan ministro dell’Economia. Il governo nascerebbe - questa la garanzia chiesta da renziani e non solo - con un orizzonte legato alla legge elettorale (si potrebbe lavorare a un accordo su un sistema semi-proporzionale). Poi, in una finestra che fonti parlamentari immaginano tra la metà di aprile e la metà di giugno, si aprirebbe la via delle elezioni anticipate. In questo lasso di tempo ci sarebbe un’accelerazione sul congresso del Pd, che vedrebbe ancora Renzi in campo.

