Restaurato dopo 33 anni il capolavoro di Michetti “La Figlia di Iorio”

PESCARA. Dopo 33 anni dall'ultimo intervento, la tela "La Figlia di Iorio", di Francesco Paolo Michetti, è stata di nuovo restaurata e oggi pomeriggio ci sarà la riconsegna ufficiale, nella sala che...
PESCARA. Dopo 33 anni dall'ultimo intervento, la tela "La Figlia di Iorio", di Francesco Paolo Michetti, è stata di nuovo restaurata e oggi pomeriggio ci sarà la riconsegna ufficiale, nella sala che porta il nome dell'opera nel palazzo della Provincia, in piazza Italia.
Alle 18 è in programma un evento pensato per l'occasione anche se, a causa della pandemia, potrà essere seguito solo online, attraverso il canale Facebook di Visit Abruzzo, oltre che su Youtube. E sarà l'occasione per posizionare una didascalia-targa all'ingresso della stanza, dedicata a chi salvò la tela dalle mani dei tedeschi, e cioè Giuseppe Santoleri e Vittorio Bianchini. I due nel 1943 finsero un furto notturno e, per un compenso di 30mila lire, entrarono nel palazzo del Governo e portarono via la tela, nascondendola a Penne, dove il vescovo aveva messo a disposizione un rifugio. Poi, finita la guerra, il dipinto fu restaurato e tornò al suo posto, come ricorda ancora oggi il figlio di Santoleri, Gianni, che ha raccontato l'episodio al presidente della Provincia Antonio Zaffiri. Saranno diversi i protagonisti della giornata di oggi: ci saranno i contributi (registrati o in diretta live), tutti a distanza, di Michele Di Toro, Nunzio Fazzini, Piero Delle Monache, Elena Cacciagrano, Giacomo De Grandis, Martina Urbano, Romano Silli e Tiziana Di Tonno che «hanno scelto di affiancarci», dice Zaffiri. «E così, se i cittadini non possono venire in Provincia per ammirare l’arte, allora porteremo nelle case l'arte, che sia musicale, pittorica e narrativa», e le musiche natalizie si avvicenderanno alla lettura recitata delle Novelle di Natale di d’Annunzio.
I dettagli dell'intervento di restauro, concentrato sulla restituzione della luce al dipinto, saranno forniti direttamente dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali che oggi ripercorrerà le operazioni di restauro. «Con la targa», dice Zaffiri, «si vuole restituire il giusto onore e merito a due uomini che, lontano dai riflettori, hanno permesso di conservare un’opera d’arte di inestimabile valore, non per avere medaglie, ma per amore dell’arte e del loro territorio». (f.bu.)

