Restiamo di due colori con 594 nuovi contagiati

L’indice virale scende da 1,17 a 1,13 ma la regione piomba nella fascia ad alto rischio A Pescara 70 casi in un giorno. Esclusa però la presenza della variante sudafricana
PESCARA. L’Abruzzo resta di due colori. Le province di L’Aquila e Teramo, infatti, rimangono in zona arancione, l’area Pescara-Chieti e province in rosso. Il monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute fotografa un quadro delicatissimo: se l’indice Rt scende leggermente, la classificazione complessiva di rischio sale ad “alta”. Ad un anno esatto dal giorno in cui fu accertato il primo caso di coronavirus in Abruzzo, i dati sono ancora pesantissimi. I nuovi casi sono 594 e ci sono altri dieci morti. VITTIME. Gli ultimi decessi segnalati nel bollettino ufficiale, uno dei quali relativo ai giorni scorsi e comunicato solo ieri dalla Asl competente, riguardano persone di età compresa tra 56 e 96 anni: tre in provincia di Chieti, quattro in provincia di Teramo, due in provincia dell'Aquila e una residente fuori regione. Le nove vittime più recenti sono un 56enne di Francavilla al Mare, un 65enne di Gessopalena, un 72enne di Avezzano, un 73enne di Montorio al Vomano, un 74enne di Milano, un 81enne di Pacentro, un 87enne di Teramo e due 88enni, uno di Chieti e l'altro di Atri.
NUOVI CASI. I nuovi casi sono 594. È il dato più alto degli ultimi tre mesi, dopo i 653 contagi di giovedì. I nuovi casi sono emersi dall'analisi di 5.828 tamponi: è risultato positivo il 10,19% dei campioni. Eseguiti anche 3.101 test antigenici. Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di sette mesi della provincia di Pescara e il più anziano è una donna di 102 anni del capoluogo adriatico. Quelli con meno di 19 anni sono 101: otto in provincia dell'Aquila, 41 in provincia di Pescara, 33 in provincia di Chieti e 19 in provincia di Teramo.
LE LOCALITÀ. La località con più nuovi casi è ancora una volta Pescara: 70 i contagi. Poi ci sono Lanciano (34), Montesilvano (29), Chieti (24), Città Sant'Angelo (22), San Giovanni Teatino (20), Ortona (19), Francavilla al Mare (18), Manoppello (15), Avezzano (14), Spoltore (13), Teramo (12), Lettomanoppello (10) e Mosciano Sant'Angelo (10). A livello provinciale, l'incremento più consistente si registra proprio nel Pescarese (+234), seguito a ruota dal Chietino (+201).
RICOVERI. In aumento gli attualmente positivi, che sono 97 in più, per un totale di 12.731 persone. Stabili i ricoveri, che passano dai 687 di giovedì ai 688 di ieri. In particolare, 614 pazienti (+5) sono in terapia non intensiva e 74, quattro in meno, al netto di decessi, dimissioni e quattro nuovi ricoveri, sono in terapia intensiva. Il tasso di occupazione dei posti letto continua ad essere al di sopra della soglia di allarme sia per i ricoveri in area medica (42% a fronte del limite del 40%) sia per quelli in terapia intensiva (36% rispetto al limite del 30%). Gli altri 12.043 attualmente positivi (+95) sono in isolamento domiciliare. I guariti sono 39.125 (+487).
UN ANNO DI VIRUS. Oggi è passato un anno esatto dal giorno in cui in Abruzzo fu accertato il primo caso di coronavirus. Era il 27 febbraio 2020 quando risultò positivo un uomo della bassa Brianza, che era a Roseto con la famiglia. A distanza di un anno, i casi complessivi sono ben 53.545. Il primo decesso ci fu a inizio marzo: un 58enne di Ortona morto improvvisamente a causa di un malore e risultato positivo solo successivamente. Oggi le vittime sono 1.689. Nella prima ondata, in Abruzzo, i casi complessivi furono appena 3.780, il 7% del totale. Gli altri 49.765, cioè il 93%, riguardano il periodo dal primo settembre ad oggi. Il record assoluto di contagi registrati in un solo giorno c'è stato lo scorso 14 novembre, con 939 casi. Nella prima ondata il record fu di appena 160 casi, il 29 marzo. Oggi l'Abruzzo fa i conti anche con le varianti. In particolare quella inglese, che sta martoriando l'area di Pescara, dove in alcuni giorni è responsabile dell'80% dei contagi.
VARIANTE SUDAFRICANA. E proprio sul fronte varianti c'è una notizia positiva: il virus isolato sul paziente di Avezzano colpito dal Covid-19 non è riconducibile alla cosiddetta variante sudafricana, la più temuta. Si trattava della più diffusa variante inglese. È quanto emerso dagli accertamenti eseguiti all'istituto Spallanzani di Roma. L'uomo era rientrato nei giorni scorsi dall'Umbria, dove si trovava per lavoro. Gli esperti della struttura romana, appurato che all'origine del contagio c'era una variante, hanno eseguito tutti gli accertamenti del caso per escludere che si trattasse della sudafricana, come era sembrato in un primo momento.
IL MONITORAGGIO. Certifica la situazione difficilissima il monitoraggio settimanale curato dall'Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute, relativo al periodo 15-21 febbraio. L'indice Rt (erre con ti, il tasso di riproduzione netto della malattia) scende leggermente e passa dall'1,17 del precedente report all'1,13 attuale. Si tratta di una media regionale cui contribuiscono i dati delle aree, come l'Aquilano, dove i numeri tutto sommato sono più contenuti. Gli altri indicatori, però, fotografano una situazione in peggioramento: insieme al dato sui ricoveri oltre la soglia di rischio, ci sono i focolai in aumento e una valutazione di impatto “alta”. La classificazione complessiva di rischio passa da “moderata ad alta probabilità di progressione”della scorsa settimana ad “alta”.
DIVIETI. Per le province dell'Aquila e di Teramo (fatta eccezione per un solo comune dell'Aquilano, Ateleta, inserito in zona rossa), permangono le restrizioni previste in area arancione: tra queste, ristoranti chiusi a pranzo e cena e divieto di uscire dal territorio comunale. Nei territori in zona rossa, invece, è vietato uscire di casa se non per ragioni di necessità, di lavoro o di salute. Dai giorni scorsi è fatto divieto anche di andare una volta al giorno a trovare un amico o un parente, cosa che prima era consentita. Le regole, però, a guardare la bozza del Dpcm Draghi, cambieranno presto.

