Restituiti ai cittadini beni per 6 milioni

18 Luglio 2019

Sono 68 gli immobili sequestrati alle mafie nella regione. Saranno destinati a diciassette comuni per finalità sociali

L’AQUILA . La lotta alle mafie si conduce anche restituendo alla collettività i beni appartenuti alla criminalità organizzata, confiscandoli e dando loro una nuova destinazione, per scopi sociali (mediante una gestione affidata ai cittadini attraverso associazioni e enti no-profit) o istituzionali (facendone, ad esempio, delle nuove sedi per le caserme e gli uffici delle forze dell’ordine). A questa attività è preposta, dal 2010, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), che ieri ha tenuto all’Aquila una Conferenza dei servizi al fine di acquisire, da parte dei comuni e delle amministrazioni interessate, le manifestazioni d’interesse all’utilizzo dei beni definitivamente confiscati sul territorio regionale.
Alla conferenza, tenutasi nell’Aula Magna della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, hanno partecipato il direttore dell’Anbsc, il prefetto Bruno Frattasi; il prefetto dell’Aquila Giuseppe Linardi; il prefetto di Pescara Gerardina Basilicata; il prefetto di Chieti Giacomo Barbato e il vice prefetto vicario di Teramo Edoardo D’Alascio.
Presenti anche i vertici provinciali e abruzzesi delle forze dell’ordine; i sindaci dei 17 comuni in cui si trovano i beni sequestrati, i rappresentanti della magistratura, della Regione, delle quattro Province e dell’Agenzia interregionale del Demanio Abruzzo-Molise.
I BENI CONFISCATI. Sono 65 (sui 68 totali), i beni confiscati in Abruzzo per i quali è stata trovata una nuova destinazione. Si tratta, ha spiegato Frattasi, nella quasi totalità dei casi, di unità immobiliari (villette, appartamenti), alcune delle quali situate anche in zone prestigiose. Il valore dei beni ammonta, complessivamente, a 5 milioni e 720mila euro. Sono cifre che potrebbero far pensare all’Abruzzo come a una regione in cui la presenza della criminalità organizzata è capillare. Frattasi ha tenuto però a specificare che non bisogna confondere le due cose.
«Qui parliamo di patrimoni che sono frutto di investimenti, fatti dalla criminalità organizzata probabilmente anche attraverso degli appoggi logistici locali. Ma gli investimenti», ha sottolineato, «non vanno confusi con la presenza della criminalità organizzata sul territorio». E poi, ha osservato Frattasi, parliamo di numeri molto piccoli, specie se confrontati con quelli di altre regioni: «Basti pensare alla Sicilia, dove ci sono circa 6mila beni confiscati, o a Calabria e Campania, che ne hanno, complessivamente, 2mila beni».
LE PROVINCE. La provincia che vede il maggior numero di beni confiscati e riassegnati è quella di Pescara, con 40 beni - 28 dei quali concentrati a Pescara città - per un valore totale di 3milioni di euro. Seguono Teramo (12 beni confiscati, 1,6 milioni di euro di valore), Chieti (11 beni confiscati, per un valore totale di 845mila euro) e infine L’Aquila (5 beni confiscati, per un valore totale di 138mila euro).
LE NUOVE DESTINAZIONI. I beni confiscati saranno tutti riutilizzati per scopi sociali. A decidere concretamente come e a chi assegnarli saranno i comuni, che dovranno muoversi, però, sempre avendo come obiettivo quello dell’utilità sociale: «La restituzione al territorio e la destinazione a uso sociale di quello che era appartenuto alla criminalità organizzata è il modo migliore per dare nuova dignità al bene», ha detto Frattasi, secondo il quale «è necessario, in questo senso, lavorare con la fantasia, fare uno sforzo immaginativo. Ci sono tante possibili nuove destinazioni», ha aggiunto. «Questi beni», ha concluso, «potranno diventare centri aggregativi, ludoteche, centri di ascolto, case rifugio ma potranno essere usati anche come edilizia sociale e residenziale da destinare a famiglie emarginate o in difficoltà».
VELOCIZZARE I TEMPI. Frattasi ha sottolineato come spesso passi troppo tempo tra la confisca definitiva del bene e la sua riassegnazione.
Il prefetto ha però detto che grazie alla legge che nel 2017 ha consentito un forte ampliamento di organico e grazie anche alle novità introdotte dal più recente Decreto Sicurezza, si sta lavorando per costruire un’agenzia più forte, in grado di velocizzare l’iter burocratico che conduce alla destinazione dei beni.
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