PESCARA.
Un viaggio tra le stanze dove riposano i segreti d’Annunzio: Il Vittoriale degli italiani, la casa-mausoleo che il poeta trasformò nella sua ultima opera d’arte. Inizia sulle sponde del lago di Garda la puntata di stasera di Zoom-storie del nostro tempo, in onda alle 23.30 su Rete8. Il nostro inviato Alberto Mutignani, ci aiuterà a farci strada in questo bellissimo museo che ospita i quasi 20mila oggetti che il Vate aveva raccolto con l’ossessione dell’accumulatore seriale.
PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE SUL CENTRO IN EDICOLA
Anche se qui nulla è lasciato al caso, ogni cosa ha la sua ragion d’essere.
A fare luce su tutti i dettagli sarà Giordano Bruno Guerri, lo storico che da quasi 20 anni è il presidente della Fondazione del Vittoriale degli italiani. Guerri è forse il più grande conoscitore di d’Annunzio. Il suo lavoro è stato fondamentale per allontanare dalla figura del sommo poeta le ombre del fascismo e dei suoi legami con il Duce, restituendogli la dignità «del genio, dell’artista», spiega.
La villa di Gardone Riviera è la forma plastica del suo estro. Arrivò qui nel 1921. In quel momento cercava solo un posto tranquillo dove terminare “Il Notturno”, «un capolavoro assoluto che inaugura una nuova fase della sua letteratura», racconta Guerri. Ai tempi però non c’era nulla dell’immensa struttura che vediamo oggi, ma solo una vecchia cascina. D’Annunzio s’innamorò del posto e allora comprò l’edificio con appena un po’ di giardino. Da qui inizia la sua opera di ristrutturazione e ampliamento, portata avanti fino alla morte con dedizione totale, perché «lo considerava il suo ultimo capolavoro». Non a caso lo chiamò il «libro di pietre vive».
Per capire perché d’Annunzio si gettò con tale abnegazione sulla creazione del Vittoriale, bisogna considerare cosa era successo negli anni immediatamente precedenti al 1921, prosegue Guerri. «È stato il primo poeta al comando di uno Stato della storia dell'umanità – primo e ultimo – ma quando fu cacciato da Fiume dalle cannonate del governo Giolitti rimase disgustato. A quel punto decise di ritirarsi al Vittoriale».
Così una vecchia cascina diventò «un principato con un appezzamento dietro l'altro fino ad arrivare a 10 ettari con più di 3.000 metri quadrati coperti».
Oggi il Vittoriale degli italiani accoglie più di 300mila visitatori l’anno. Nel 2008, quando Guerri era stato appena nominato presidente della fondazione, i turisti erano meno della metà. Restituire al grande pubblico la casa museo del Vate era l’obiettivo principale dello storico. Dopo tanti anni, Guerri è ancora qui: «Un buon manager che vuole fare carriera non rimane così a lungo nello stesso posto», dice sorridente, «sono rimasto invischiato qui volontariamente. E per due ragioni: la prima era ribaltare il giudizio storico su Gabriele d’Annunzio, in modo che arrivasse quella che – a mio parere – è la sua immagine più giusta». Difficile? «Molto, il lavoro indubbiamente più difficile e faticoso che abbia fatto» ma, vedendo i risultati, «anche quello di maggiore soddisfazione».
Quanto alla seconda ragione che lo ha spinto a rimanere qui, Guerri è quasi passionale: «Questo luogo aveva bisogno di amore fisico, di qualcuno che se ne prendesse cura per riaprire tutti gli spazi e renderlo come D’Annunzio lo aveva progettato». Un esempio di questo lavoro è il “Parlaggio”, cioè l’anfiteatro che il Vate aveva voluto far costruire ma che non ha mai visto compiuto. «Fu un suo grande dolore», continua lo storico, «fino a qualche anno fa qui c’era solo il cemento, era una orribile ferita di cemento in mezzo a questa meraviglia. Il dramma era che nessuno ci faceva più caso, perché lo avevano sempre visto così. Oggi, invece, è un luogo frequentato da artisti da tutto il mondo che accettano di ridurre i compensi – l’anfiteatro a 1.500 posti – pur di suonare qui». L’ultima tappa del lavoro di conservazione e restauro di Guerri è il mausoleo di d’Annunzio, che ha finalmente riaperto le porte. Stasera, anche ai telespettatori di Rete8.
©RIPRODUZIONE RISERVATA