Riapre la Collegiata con gli affreschi del ’500

Sabato a Città Sant’Angelo prima messa dopo i lavori con Valentinetti: sotto l’intonaco trovate opere d’arte
SANT’ANGELO. Si avvicina il giorno della riconsegna della chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo alla comunità parrocchiale di Città Sant’Angelo, e al parroco, don Camillo Lancia. A conclusione dei lavori di consolidamento e restauro architettonico la chiesa tornerà nella disponibilità dei fedeli sabato, quando sarà celebrata una messa solenne (alle ore 18) dall’arcivescovo Tommaso Valentinetti.
La riapertura del luogo di culto assume un significato particolare se si tiene conto che durante l’intervento, diretti dall’architetto Claudio Ciofani della Soprintendenza, sono stati riportati in luce alcuni affreschi databili alla seconda metà del XVI secolo, trovati sotto uno strato di intonaco. Sulla parete sinistra, in alto, tra due altari, all’interno della navata principale, è emersa una elegante ed ampia scena cavalleresca, forse un corteo nuziale o un incontro di personaggi illustri, con figure maschili variamente abbigliate. L’affresco, di pregevole fattura, occupa una superficie di circa 280 centimetri per 220. Altri pezzi, di dimensioni più modeste, sono riemersi sulla parete di destra e, in alto, sulla parete di fondo della stessa navata.
Un nuovo tassello, dunque, si aggiunge alla scoperta del magnifico monumento, e in questo caso il ringraziamento per il restauro, la valorizzazione e la messa in sicurezza del ritrovamento va all’associazione Dall’Etna al Gran Sasso, presieduta da Vincenzo Mazzocchetti, che ha assicurato il proprio contributo.
Nella chiesa ci sono diversi tesori, anche nascosti: il soffitto cassettonato cela, infatti, un ciclo pittorico risalente alla metà del XIV secolo, raffigurante «Le storie dell’infanzia di Cristo», già “riscoperto” da Vincenzo Bindi nel 1889 e valorizzato da un nuovo impianto di illuminazione a led. In questo caso il restauro risale agli anni ’90 ed è stato oggetto di pubblicazione sui Dat (Documenti dell’Abruzzo teramano, Dalla valle del Piomba alla valle del basso Pescara), con l’attribuzione al Maestro di Offida, artista giottesco di formazione riminese-marchigiana.
I lavori appena conclusi sono stati eseguiti dalla restauratrice Anna Rita Di Nardo, sotto la sorveglianza di Maria Gatta della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo. La ditta che si è occupata dell’intervento è stata la Loa Costruzioni Srl.
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