Riaprono tutti i locali: anche il centro storico fa ripartire la movida

28 Maggio 2020

Da domani si riprende. I gestori: «Qui socialità e impresa» Chiesti al Comune sconto sulla Tari e chiusura oltre l’una

PESCARA. Si riaccendono le insegne dei locali del centro storico e spuntano tavoli e sedie all’aperto in vista del primo, vero fine settimana libero dal lockdown. Una ripartenza con il freno a mano tirato, ma non priva di entusiasmo in questa parte della città, dove si è voluto aspettare qualche giorno in più prima di riaprire le porte ai clienti «per garantire la massima sicurezza e riuscire a lavorare nel pieno rispetto delle regole», dicono in coro gli esercenti.
ORARI RIDOTTI Felici di incontrarsi dopo l’emergenza coronavirus, seppure opportunamente distanziati e scendendo a patti con orari ridotti e con una nuova gestualità, i titolari dei locali di corso Manthonè, via delle Caserme e delle altre strade limitrofe di Pescara Vecchia danno appuntamento a giovani e adulti da domani sera.
Sarà il primo venerdì in cui nel centro storico finalmente tornerà la “socialità”, pur con gli ingressi regolati, indossando la mascherina ed evitando gli assembramenti. «Non chiamateci movida, per carità», ammonisce il titolare del circolo Scumm Luca Falcone, «è un concetto demonizzato, per tutti rappresenta il superfluo. Noi facciamo socialità e impresa, le due cose che più sono mancate durante questi mesi. Le nostre attività sono state martoriate, siamo giovani imprenditori, facciamo muovere l’economia e creiamo posti di lavoro. Abbiamo aspettato per riaprire perché volevamo farlo nella massima sicurezza, adesso però chiediamo al Comune di farci lavorare e di concederci orari più flessibili».
IL PLEXIGLASS Gli interventi di sanificazione dei locali sono stati conclusi e anche le misurazioni degli spazi in ottemperanza ai protocolli di sicurezza anti-contagio. Davanti ai banconi in molti hanno sistemato il plexiglass o hanno dovuto eliminare tavoli e sedie all’interno.
«Abbiamo fatto la richiesta per l’ampliamento del suolo pubblico», prosegue Falcone, «visto che è il modo migliore e più sicuro per lavorare in questa fase. Siamo avvantaggiati, perché il centro storico è il luogo in cui queste regole si possono applicare meglio. Entreranno le persone solo per prendere da bere, pagare o andare in bagno, non si potrà stazionare».
L’incognita maggiore riguarda gli orari di chiusura, fissati a mezzanotte durante la settimana e all’una nel week-end, ma anche il problema della Tari, la tassa municipale sui rifiuti, le cui scadenze per le attività economiche e produttive sono state rinviate ma non ridotte.
LE CHIUSURE «Cerchiamo un compromesso con il Comune», dice Marco Dell’Isola, titolare del ristorante Al solito posto in via Flaiano, «vorremmo una maggiore elasticità per gli orari, soprattutto dopo questi primi giorni, perché le persone quando chiuderanno i locali si riverseranno in piazza o per strada. Io ho ripreso a lavorare domenica scorsa, mi sono dato qualche giorno di tempo per riuscire ad arrivare al week-end preparato e con le opportune precauzioni». «Anche se siamo stati due mesi e mezzo chiusi», prosegue Dell’Isola, «e non abbiamo prodotto spazzatura, dovremo comunque pagare per intero la tassa sui rifiuti. Il Comune potrebbe sottrarci dall’importo totale almeno le settimane di lockdown». Se gran parte del centro storico è in fermento per il primo fine settimana di lavoro, c’è anche chi, come Yader Vicario titolare di Bukovski in via dei Bastioni, ha scelto di attendere gli inizi di giugno per rialzare la saracinesca.
I TURNI «Siamo l’attività più penalizzata dalle nuove norme», dice, «il mio locale è piccolo, possono entrare dalle 8 alle 10 persone al massimo, mi sto organizzando con le prenotazioni a turni di un’ora. Abbiamo formalizzato con Confesercenti una proposta al Comune che prevede la chiusura della strada dalle 20 all’una, in modo da sistemare qualche tavolino all’aperto usando l'area del parcheggio, visto che sul marciapiede non c’è spazio sufficiente per i tavoli. Inoltre, sarebbe opportuno allungare di almeno un’ora l’orario di chiusura».
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